BpVi, 3 fondi esteri nel mirino

Diversificare, diversificare sempre. È quello che ogni gestore consiglia a un piccolo investitore. Mai mettere i propri soldi in un unico paniere. Tanto ovvio, ma non per tutti. Sorprende la scelta dei vertici della Popolare di Vicenza oggi sotto inchiesta di investire ben 250 milioni in due soli fondi lussemburghesi gestiti da Optimum asset management società guidata da Alberto Matta, finanziere per anni attivo sulla piazza di Londra. Quell’investimento in un colpo solo fatto a fine 2012 per 100 milioni nel fondo Optimum Multistrategy I e nell’agosto del 2013 per 150 milioni nel fondo Optimum Multistrategy II valgono oltre la metà dell’intero capitale che la Banca vicentina ha investito in fondi di ogni tipo. Una concentrazione di rischio inusuale. Non solo. Sempre a fine 2012 i vertici dell’istituto comprano per 100 milioni quote del fondo Athena Capital Fund. Tre fondi esteri per 350 milioni su 452 milioni del totale portafoglio fondi della banca.

Saranno piaciute molto le performance passate, saranno fondi redditizi per concentrare così tanto i propri investimenti. Sarà. Sta di fatto che quei 3 fondi sono citati nel decreto di perquisizione della Procura di Vicenza che ha aperto l’inchiesta sulla Popolare. I due Optimum gestiti da Alberto Matta e Athena sarebbero secondo la Procura dietro la pratica, sotto inchiesta, del maxi-finanziamento da 974 milioni concesso a clienti e soci per acquistare titoli della Vicenza, in particolare negli aumenti di capitale del 2013 e 2014. Per gli inquirenti quindi, e l’accusa andrà ovviamente dimostrata, quei 350 milioni totali usati per comprare quote di fondi esteri da parte della Vicenza non erano un mero investimento di portafoglio.

Sempre per gli inquirenti, per le carte finora prodotte, sotto accusa ci sono anche le lettere sottoscritte dalla Banca che garantivano solo ad alcuni grandi soci e clienti, il riacquisto dei titoli della Banca per un valore di circa 300 milioni. Insomma un fondo di liquidità per riacquistare le azioni se i grandi soci volessero rivenderle. Una garanzia che non valeva per tutti, come dimostrano le valanghe di lettere e denunce di piccoli investitori che da mesi e anni non riuscivano a rivendere alla Vicenza i suoi titoli. Il fondo azioni proprie era limitato ed è stato congelato dalla Bce nel mesi scorsi. Cifre come si vede (i 350 milioni investiti nei tre fondi sotto la lente dei magistrati e della Gdf e i 300 milioni di liquidità di garanzia per alcuni grandi clienti) che sembrano in stretta relazione. Si vedrà dagli sviluppi dell’indagine.

Ma certo è che le anomalie dei fondi sono tante. La prima è che di fatto secondo fonti investigative la Popolare di Vicenza era pressochè l’unico investitore-cliente dei due fondi Optimum di Alberto Matta. Vicenza infatti ha versato in totale in entrambi 250 milioni su un patrimonio totale gestito di poco più di 260 milioni. È assai raro se non del tutto inconsueto che un fondo d’investimento abbia un solo sottoscrittore. Di fatto quel fondo è uno strumento in cui entra liquidità di un unico cliente e che vien investita. In cosa? I fondi Optimum Multistrategy nella loro descrizione ufficiale dicono di investire in più classi di attività: azioni, bond governativi e così via. Hanno reso bene quegli investimenti a Vicenza, unico cliente?

Non si direbbe proprio e questa è l’altra anomalia. Nella semestrale del 2015 quella delle pulizie, siglata dal nuovo ad Francesco Iorio e sotto la lente della Bce, quei 3 fondi mostrano una gran sorpresa. Vengono effettuate infatti dal nuovo corso svalutazioni di valore per la bellezza di 103 milioni, il 30% del valore di acquisto dei due Optimum e Athena di fine 2012, metà 2013. Un periodo in realtà favorevole per i fondi con Borse e bond in rally continui. Eppure ecco la perdita del 30%. Per l’ultimo bilancio della Vicenza la svalutazione è dovuta non più al calcolo del Nav fornito dal gestore, ma dall’allineamento degli investimenti «al presumibile valore di realizzo». Significa che in quei fondi ci sono titoli che hanno perso molto valore in poco tempo. L’ipotesi che regge il lavoro degli inquirenti e che andrà suffragata è che i 3 fondi fossero strumento di liquidità con cui Vicenza assicurava quel famoso patto di garanzia e riacquisto dei titoli della banca in mano a clienti privilegiati che avevano sottoscritto gli aumenti. Ma è un’ipotesi che filtra e su cui le carte sequestrate dovranno fare luce.

Fabio Pavesi
“Quel mistero dei tre fondi esteri”
Il Sole 24 Ore
25 settembre 2015

Tags: , , ,

Leggi anche questo