Iorio (BpVi) “chiuso” al popolo. Paura, Variati?

Il dg della Popolare vicentina sarà ascoltato non in consiglio comunale (aperto ai cittadini), ma in giunta. Al riparo da contestazioni pubbliche

Hanno la tremarella, a Palazzo Trissino sede del Comune di Vicenza. Al solo pensiero che un’orda di cittadini-azionisti della Banca Popolare di Vicenza si accalchi in consiglio comunale ad assistere all’audizione del direttore generale dell’istituto, Francesco Iorio, i rappresentanti del popolo berico se la fanno addosso. E così hanno escogitato il modo per audirlo a porte chiuse, sigillate, fra pochi intimi, al riparo dai metaforici forconi e dalla concretissima rabbia popolare che avrebbe potuto sommergerli di contestazioni nell’aula consiliare. Niente seduta in Sala Bernarda, aperta com’é al pubblico. Sì ad ascoltare Iorio in una riunione della giunta (sindaco più assessori) allargata ai capigruppo, chiusa a cittadinanza e giornalisti e lontana dagli orecchi indiscreti del vicentino comune. Se ne parlerà la settimana prossima.

In preda al terrore per il confronto col popolaccio, va da sé, è la maggioranza di centrosinistra. I due consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, Liliana Zaltron e Daniele Ferrarin, avevano fatto richiesta di ospitare il numero uno di BpVi in consiglio. E avevano incassato l’appoggio di qualcun altro dell’opposizione di centrodestra, come Manuela Dal Lago e Lucio Zoppello. Ma per un opinabile calcolo sulla maggioranza interna alla conferenza dei capigruppo, non ce l’hanno fatta a spuntarla e quest’ultima, deputata a decidere le modalità di audizione di una personalità esterna, ha approvato la proposta del furbo sindaco Variati. Che così sfanga la prospettiva di una giornata campale a palazzo coi concittadini a chieder conto a lui e a tutti gli altri affetti da sordità e mutismo come mai, sui guai della Popolare e dei soci, si sono svegliati dal torpore e dall’indifferenza soltanto allo scattare delle indagini della Procura. “I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli“, diceva qualcuno. Paura, eh?