Rossano (Vi), Battistella assume solo veneti

Si assumono vicentini o trevigiani «perché i quattro o cinque stranieri che abbiamo provato non avevano le mani che hanno i nostri, e non è una questione di razzismo, ma di disposizione ad imparare un mestiere mettendoci dai tre ai cinque anni, un tempo di formazione che gli immigrati passati di qua non avevano». Questa la storia della Battistella B.G di Rossano Veneto (Vicenza), azienda leader nel settore delle macchine per lo stiro ad uso industriale e semi-professionale che si è guadagnata la vetta partendo da umili origini nel garage di famiglia nei primi anni ’70. Da allora una rapida ascesa che l’ha portata in un anno a produrre 1.500 impianti per hotel, lavanderie e comunità, 10.000 pezzi per le sartorie dei grandi marchi della moda, fra cui Gucci, Dior e Valentino. Il fatturato annuo della Battistella si attesta sui 4 milioni di euro e ha clienti sparsi in tutto il mondo fra Nord Africa, Malesia, Thailandia, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Canada, Messico, Brasile e Cina.

Se stranieri sono i clienti non lo sono i fornitori, né gli operai. «Il nostro indotto fa lavorare circa 40 persone e i nostri addetti sono attualmente 25 – spiega al Corriere del Veneto l’imprenditore Guerrino Battistella  – tutta gente che sta entro un raggio di 15 o 20 chilometri dalla sede. Non abbiamo pregiudizi verso nessuno, ma il nostro è un prodotto di qualità che richiede impegno, perché abbiamo più di cento modelli e anche richieste di articoli su misura: per dire, gli americani vestono taglie enormi e allora serve la macchina tarata sul busto grande, mentre gli orientali sono piccolini e perciò bisogna ridurre le misure. Ma la formazione viene fatta da noi e non basta un mese per completarla, per questo abbiamo finito per affidarci alla manodopera locale, che è qui e resta qui».