Verona, tagli lacrime e sangue per l’Arena

Lacrime e sangue in Arena. Nel piano industriale sono previsti tagli alle serate (da 54 a 46), al cachet degli artisti, allo stipendio del sovrintendente (60mila euro in meno) e al costo del personale (1,1 milioni in meno). Il tutto per tamponare le perdite registrate dal 2008 in poi: oltre alla flessione dei ricavi da biglietteria, si è assistito a un calo costante dei contributi pubblici e dei soci. Inoltre ieri la Regione Veneto ha confermato il taglio dei contributi alle fondazioni liriche del territorio, Arena e Fenice, che dovevano ricevere inizialmente un milione di euro ciascuna.

«Questa vicenda mi lascia molto perplesso e rabbuiato – dice Michele Corso, segretario della Cgil di Verona al Corriere del Veneto – Apprendo oggi che c’è un piano industriale, dopo che ci avevano detto che ne avremmo ragionato assieme. Se pensiamo alla fondazione solo come un costo, è inevitabile un approccio del genere. Ma l’Arena va considerata come un asset della città, da valorizzare anche grazie agli investimenti di chi ne beneficia maggiormente, mentre oggi l’offerta è inadeguata». Ivano Zampolini, della Uilcom puntainvece il dito contro un problema di qualità: «già quest’anno abbiamo avuto una performance poco brillante, inferiore pure al 2014 dove si era data la colpa alla pioggia, ma quest’anno non si può certo parlare di una stagione funestata dal maltempo – dice – Non è forse lecito domandarsi se ci sia un problema di qualità degli spettacoli?».

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