Conflitto d’interessi dei medici, problema aperto

La deontologia al centro del workshop degli studenti in medicina, quest’anno sul Garda

Cosa succede quando le case farmaceutiche stabiliscono nel loro bilancio una percentuale maggiore devoluta in pubblicità rispetto a quella volta alla ricerca? Qual è il  limite all’integrità del medico se prescrive e sponsorizza un determinato medicinale quando allo stesso tempo riceve un contributo economico dalla stessa azienda produttrice? Quanto è possibile quindi giocare con l’informazione al paziente? Ma soprattutto: gli studenti di Medicina sono educati verso una medicina critica che li spinga ad analizzare i dati che hanno sotto gli occhi, a comprendere e riconoscere l’interesse secondario altrui o il proprio?

E’ qui che s’inserisce l’annuale workshop sul Conflitto di Interessi nella Pratica Medica, un evento organizzato dal Segretariato Italiano Studenti in Medicina (SISM), associazione che conta più di 8000 studenti e cui obiettivo è, tra gli altri, quello di colmare e complementare il percorso universitario degli studenti. Giunto ormai alla sua sesta edizione e itinerante nella sua organizzazione, il workshop quest’anno si terrà a San Zeno di Montagna, sul versante veronese del Garda tra il 9 e l’11 ottobre.

Ne parliamo con Matteo Dameri, coordinatore nazionale dell’evento. «Formare gli studenti è importante perché, nella nostra futura professione, ci ritroveremo quotidianamente di fronte a situazioni che gravitano attorno a questo tema. Il conflitto di interessi è infatti una condizione, non un comportamento. E’ per questo che il cardine del nostro lavoro non si pone unicamente nell’evento formativo annuale, ma anche nella diffusione capillare della tematica, riportando i contenuti all’interno delle varie facoltà», precisa. L’evento è dunque un vero e proprio propulsore per la realizzazione di iniziative a livello locale. Un effetto a macchia d’olio per la consapevolizzazione dei futuri camici bianchi.

Il mondo medico inizia a occuparsi di conflitto di interessi negli anni Novanta con una prima messa in discussione della pratica medica legata al ruolo fiduciario di un servizio pubblico che dovrebbe farsi garante per il cittadino, perseguendo per quest’ultimo il bene più alto. Martina Bartolone, responsabile dell’area di Salute Pubblica del SISM, ammette che anche in Italia alcuni passi positivi siano stati compiuti. «Negli ultimi anni si sta acquisendo una maggiore consapevolezza del tema rispetto al passato», e afferma, «in merito a questo si pensi all’art. 4 del Codice Deontologico di Medicina redatto nel 2014, in cui si afferma come il medico debba inspirare la propria attività professionale ai principi e alle regole della deontologia professionale senza sottostare a interessi o condizionamenti di qualsiasi natura». In tempi recenti, una conquista nel campo etico della medicina in Italia è la riforma sulle prescrizioni dei farmaci attuata nel 2012, spiega la Bartolone, «una riforma secondo la quale il medico è tenuto a indicare nella ricetta la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco». Perfectio vera in coelestibus, dicevano gli antichi. Ma qui c’è comunque ancora molto da fare.