Il “nuovo” in politica? In strada, non sul web

I leader e leaderini fanno tanta comunicazione, le sparano grosse e twittano a più non posso, ma la sostanza è il vuoto

Negli ultimi dieci anni quanti sono i partiti nati e disfatti nel centrodestra? Ad occhio e croce almeno dieci. Il tempo ha cambiato gli strumenti, la politica dei circoli e delle idee è stata sostituita da quella dei click; le apparizioni televisive hanno mandato in soffitta i momenti di critica e confronto, creando one man show apprezzati a titolo personale ma che non intrecciano alcuna proposta di governo presentabile. Il format televisivo perfetto per fare share è chiaro: un nomade, un profugo, una protesta, un buonista della sinistra e un opportunista di una becera destra.
Ma davvero ci accontentiamo di assistere alla politica-spettacolo indirizzando il voto a seconda del concorrente preferito di questo Grande Fratello politico? Quando si guarda fuori dal confine tricolore si vedono leader europei come Merkel e Cameron, degni di rappresentare la propria Nazione. Personalità autorevoli nei modi e negli usi. Distanti da felpe, magliette con ruspe e semplicistiche soluzioni irrealizzabili.  Invece qui, in questo deserto dei tartari, ci stiamo accontentando di piccoli personaggi politici che vediamo grandi grazie ad un microscopio mediatico che ci fa scegliere il cosiddetto meno peggio.

I “nuovi”, o che si presentano come tali come Giorgia Meloni, sebbene esprimano in alcune circostanze concetti condivisibili, spesso sono stati ministri e hanno ricoperto ruoli dirigenziali per vent’anni, senza aver mai lavorato un’ora in vita loro, beneficiati e giubilati dal vecchio potentato, puntualmente rinnegato. Idem Salvini. Cosa c’è quindi di nuovo se non la volontà di mantenere questo apparente status? Nulla, il vuoto assoluto.
Sono invece migliaia i politici on the road, amministratori locali che ogni giorno affrontano la politica reale in modo serio e severo. Non c’è da sorprendersi che, quando si tratta di scegliere i propri rappresentanti nelle realtà locali, gli italiani tornino sempre compatti a votarli perché credibili ma soprattutto concreti. Cosa che non accade nelle competizioni nazionali dove si preferisce una giornata al mare piuttosto che un voto alle urne.

Gli italiani che rifiutano questi politici sono il 50% e rappresentano una parte importante del fallimento della politica attuale; nessuno di questi “nuovi” leader tenta di riunire tutti gli amministratori creando un piano di lavoro per rivoltare come un calzino la pubblica amministrazione, perché significherebbe mettere in discussione il proprio vivaio politico e la propria rendita personale. I veri nuovi potrebbero superare i finti nuovi e rinnovare per davvero qualcosa fregandosene di accordi, posti in lista, poltrone e quant’altro.
La sfida è quella di riunire coloro che non fanno politica via tweet ma nelle piazze e sulla strada. Consolidando un’impresa politica alternativa alle sinistre che si occupi di ridurre il debito pubblico, tagliare la spesa pubblica, ridurre le imposte sul reddito da lavoro e d’impresa, liberalizzare i settori ancora non pienamente concorrenziali, rivedere i trattati internazionali, rovesciare la scuola italiana, attuare un federalismo effettivo, incentivare una fiscalità a favore dei nuclei familiari e gestire un piano di bellezza per l’Italia che generi Pil e faccia tornare questo Paese il primo sulla classifica mondiale dei luoghi più visitati al mondo. Un italian dream che non dev’essere un depliant da inserire nella buca della pubblicità, ma un sussulto di orgoglio che ponga l’attenzione sulle cose da realizzare e portare a compimento come unico motivo del fare politica. I politici on the road se uniti battono i politici occupa-poltrona. Basta volerlo.