Bcc venete? Saranno spazzate via

Mentre l’attenzione è tutta per le popolari (l’unica a sopravvivere sarà il veronese Banco Popolare), si parla poco del credito cooperativo. Che ha il destino segnato

Gli azionisti delle banche di credito cooperativo, a differenza di quanto avviene per le banche popolari, non si preoccupano affatto di quanto valgano le loro azioni. Per legge, infatti, non possono che ritrarre un modesto ritorno dai loro investimenti nel capitale delle bcc. Nelle popolari invece un ritorno stabilmente superiore a quello dei titolo di Stato, anche di quelli a lunghissima scadenza, era dato per certo quale che fosse la qualità della gestione e quale che fosse l’ andamento del settore e dell’ economia in generale.  La retorica delle banche di territorio trova quindi differenti articolazioni.
Se a rischiare di sparire sono le banche popolari locali la reazione è veemente e non vi è politico, associazione e giornale che non ritenga di dover intervenire. Nessuno, purtroppo, ha la bacchetta magica e quindi, per lo più, si ascoltano cose inutili o palesemente irrealizzabili. In effetti, se il “territorio” avesse avuto la capacità di comprendere come una banca funziona, un dibattito sul tema si sarebbe già sviluppato da molto tempo. Se a rischiare di sparire sono le banche di credito cooperativo, il dibattito diventa svagato e pare non interessare a nessuno.

Quel che conta sono quindi i soldi degli azionisti assai più che tutto quel che di positivo viene associato, di regola, alla banca di territorio. Eppure, per quei pochi che parlano di banche del territorio, con la convinzione che queste rappresentino qualcosa di ulteriore e di diverso rispetto ad un fonte eterna di rivalutazioni del proprio capitale senza rischio alcuno, vi dovrebbe essere qualche altro elemento di preoccupazione  che si aggiunge a quelli sulla sorte delle due popolari di Vicenza e Montebelluna.
Sta avanzando inesorabile la riforma delle banche di credito cooperativo in cui è impossibile non vedere il primo passo di un disegno che porterà ad un’unica grande banca nazionale che di cooperativo e di localistico non avrà assolutamente nulla. Nel nuovo corso un’entità romana avrà la possibilità di revocare gli amministratori delle singole bcc e tutte le bcc risponderanno dei debiti l’una dell’altra. Bastano queste due regole per far comprendere che le storie centenarie delle diverse bcc saranno spazzate via. Si potrà pensare che non è una gran perdita: purtroppo, anche nel Veneto, abbiamo visto casi clamorosi di malagestio con la vicenda della bcc dell’Alta Padovana che sembra lì per dire “chiudetele tutte e non se ne parli più”.

Vi sono però anche bcc che sono riuscite ad attraversare una crisi epocale ancora in buona salute ed è assai difficile trovare esempi migliori tra le banche di maggiore dimensione. La crisi ha dimostrato che non è la dimensione che determina le sorti della banca ma piuttosto la qualità della gestione. Eppure il disegno politico è chiaro: quel che è piccolo ed è locale è sbagliato ed è pericoloso quando si parla di banche. Il disegno parte dall’ Europa ed ha trovato a livello nazionale esecutori anche più zelanti dei mandanti come inevitabilmente accade a chi esegue senza aver deciso. Il Veneto rischia di subire conseguenze anche maggiori di quelle che derivano dalla svalutazione delle azioni delle due popolari: quando il processo sarà terminato il Banco Popolare sarà l’unica banca storica del Veneto ad essere sopravvissuta, peraltro, anch’essa a caro prezzo per i propri azionisti.

Le bcc nel Veneto (nella foto Ilario Novella, presidente della confederazione Veneta delle Bcc, ndr) sono state la traduzione in termini bancari di quel pluralismo e di quella disordinata democrazia economica che ha consentito alla regione  di crescere e di rendere diffusa la ricchezza. Le casse di risparmio e le banche popolari prima ancora avevano fatto molto ma le casse di risparmio sono sparite e le popolari stanno sparendo.
Quel sistema va quindi verso la dissoluzione finale ma sarebbe bello sapere che vi è qualcuno  che si chiede se quel che viene avanti è quello che si vuole e che conviene o se al mondo nuovo non si possa portare qualche piccolo aggiustamento. Nel mondo nuovo non è detto che si possa far soldi come prima visto che è questo – come si è visto – l’ oggetto unico dell’interesse. Non è neppure detto che nel mondo nuovo i protagonisti siano gli stessi ma anche per i comprimari le cose potrebbero essere molto diverse.
L’impressione è invece che siano troppi, tra quelli che qualche domanda dovrebbero porsela, ad essere delle stessa pasta di quelli che applaudivano Zonin e oggi si chiedono disperati se possa essere vero che le loro azioni non valgono quasi più nulla.