BpVi, Adusbef a Visco: «sepolcro imbiancato»

Lannutti replica con durezza alle affermazioni («generiche») del governatore di Bankitalia. E i piccoli soci si attivano con gli avvocati

Le parole del governatore di Bankitalia Ignazio Visco sull’affaire BpVi hanno avuto uno strascico polemico in Veneto. O quanto meno lo hanno avuto ieri a Montegaldella nel Vicentino, quando un gruppo di azionisti riuniti sotto il cappello di un comitato informale noto col nome «Noi che credevamo Nella Banca Popolare di Vicenza» si è riunito in un ristorante per mettere a punto la strategia legale in vista di una serie di esposti penali che dovrebbero prendere corpo da qui ad alcune settimane. Proprio in quest’ottica gli avvocati hanno cominciato a prendere confidenza con i piccoli soci che ieri hanno assiepato i 180 posti disponibili (in foto). Ma al di là delle numerose critiche rivolte per l’ennesima volta al cda dell’istituto berico, le parole di Visco hanno provocato sconforto e rabbia nei confronti di Bankitalia. «Non è escluso – precisa Davide Lunardon, uno degli animatori della protesta – che noi si faccia una seria e approfondita disamina del comportamento assunto in via Nazionale».

«Che cosa facevano i governatori, mentre ‎Gianni Z‪onin‬ il presidente della BpVi‬ e la stessa BpVi, depredavano azionisti e risparmiatori?» si chiedeva ieri Elio Lannutti, storico presidente della associazione dei consumatori Adusbef, sulla sua bacheca Facebook. L’altro giorno, il governatore ha finalmente battuto un colpo: «Per rispetto alla magistratura non ho detto niente, non mi voglio addentrare. Stiamo attivamente e pienamente collaborando fin dall’inizio, ma vi sarà occasione di chiarire anche a breve alcuni fatti. (…) Quello che succede oggi prende le mosse dall’anno scorso, quando sono cambiate alcune norme che riguardano le operazioni in azioni proprie. Alla luce di questi cambiamenti e sulla base di segnali raccolti dalla Banca d’Italia, si sono viste irregolarità. Su questa base, la banca ha pianificato un’attività ispettiva d’accordo con la Bce. Nel corso dell’ispezione sono emerse alcune attività che erano non rispettose dei requisiti di natura prudenziale: erano state messe in capitale delle poste che non dovevano».

Raggiunto al telefono, Lannutti contrattacca: «Perché Visco fa affermazioni così generiche? E perché rinvia il chiarimento visto che si dice pronto a spazzare il campo da ogni mistificazione? Teme forse che la verità dell’informazione possa rompere il muro di omertà che caratterizza atti e malefatte della Banca d’Italia, portando, risparmiatori, azionisti forzati e l’opinione pubblica a rivoltarsi verso un sepolcro imbiancato che apprende crac e dissesti bancari dalle rare inchieste giornalistiche?». In relazione alle ispezioni del 2001, poi, Lannutti chiede di sapere l’esatta portata delle sanzioni e se tale azione abbia portato a segnalare eventuali anomalie alla magistratura.

Quanto alle condotte «non rispettose dei requisiti di natura prudenziale», Lannutti è durissimo: «ma di che cosa parla Visco? Le condizioni che hanno portato al nostro esposto del 2008 erano note all’opinione pubblica perché narrate sui media. Possibile che la nostra associazione abbia ravvisato illeciti anche penali, prontamente trasformati in esposto e che Bankitalia non si sia accorta di nulla? Che cosa sa poi Visco dell’affaire di palazzo Repeta e della assunzione presso BpVi del braccio destro dell’ex governatore Mario Draghi, ovvero Gianandrea Falchi? Come mai è stato commissariato il Credito Cooperativo di Bene Vagienna in Piemonte, che aveva i conti in ordine, e per quale ragione il commissario nominato da Visco trasferì subito dopo 38 milioni di euro di liquidità a BpVi al tasso dello 0,375%, rispetto ad obbligazioni emesse di recente all’11%? Non è arrivata l’ora di trasparenza, legalità ed assunzione di responsabilità per Bankitalia?».

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