Tanko, 50 venetisti a processo per terrorismo

Secondo la procura di Brescia l’accusa per i venetisti coinvolti un anno e mezzo fa nella famosa vicenda del “tanko“, il carro armato artigianale sequestrato ai secessionisti dai carabinieri del Ros è di terrorismo. Si sono infatti conclusi gli accertamenti preliminari su 50 persone vicine a movimenti separatisti o secessionisti. Secondo quanto riportato dal Giornale di Vicenza, sono 18 gli indagati con l’accusa di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, punito con la reclusione tra i 7 e i 15 anni, per il fatto di aver costituito, organizzato e finanziato l’associazione “L’alleanza” «con il proposito del compimento di atti di violenza quali l’occupazione militare di piazza San Marco a Venezia» per «costringere i legittimi poteri pubblici ad acconsentire alla indipendenza del Veneto». Secondo la procura, per i loro scopi si sarebbero dotati di «un carro armato ed esplosivi». Per gli altri 32 indagati l’accusa è invece di aver partecipato alla stessa associazione terroristica, e rischiano dai 5 ai 10 anni.

Dopo i sequestri di aprile dell’anno scorso alcuni di loro erano già stati arrestati; il leader veneziano dell’associazione Luigi Faccia restò recluso due mesi proclamandosi «prigioniero di guerra». Tutto è nato da intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno portato ai sequestri e hanno costituito la base dell’inchiesta. «È arrivato il momento di combattere, ragazzo…se stiamo qui a aspettare, qui tra poco salta tutto» diceva Giancarlo Orini, bresciano, organizzatore dell’Alleanza con Veneto e Sardegna. Secondo gli intercettati per fare la guerra era necessario prendere piazza San Marco, la sede della Rai e Palazzo Morosini: per questo stavano organizzando una manifestazione durante la quale scaricare il carro armato in Piazza. «Il simbolo dell’indipendenza veneta – diceva il veronese Tiziano Lanza – gira e rigira è sempre il tanko».

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