Bambini creativi al Maker Faire 2015

Università di Roma: l’area Kids gestita da Codemotion si racconta tra laboratori, esperimenti ed elettronica

Una scolaresca si ferma davanti alla porta in attesa del laboratorio. Nel mentre, i piccoli alunni fanno merenda. Un bimbo fa cadere la sua girella al cioccolato, la raccoglie velocemente e, prima di addentarla, ci soffia sopra per un po’. Un classico. Genitori sparsi qui e là, cuccioli d’uomo che rotolano tra una postazione interattiva e l’altra, in un mare di pallocini bianchi e blu su cui si ridisegna l’immagine dell’evento, un robot rosso, con al centro una lettera M.

M come markers. Siamo a Roma e l’Università La Sapienza ospita in questi giorni uno tra i più importanti eventi internazionali dell’innovazione e della creatività. Una fiera enorme, quella del Maker Faire 2015, che s’inerpica tra le vie e i giardini dell’ateneo più grande d’Europa. 600 invenzioni, innumerevoli stand e postazioni, per una tre giorni all’insegna della tecnologia, della scienza e, perché no, della fantascienza. In questo grande pout pourri di espositori, idee e proposte per ogni età, uno spazio considerevole è riservato a loro, i cittadini di domani. Un’area Kids di ben 3000mq è destinata alla realizzazione di tour esperienziali, laboratori e attività varie per avvicinare i più piccoli al mondo della tecnologia.

A occuparsene è Codemotion, una società che nasce nel 2007 per l’organizzazione degli Java Day e che qualche anno dopo, nel 2001, converte il proprio nome con quello attuale, aprendosi anche a nuovi linguaggi di programmazione. Flavia Weisghizzi, responsabile della comunicazione, con un accento immancabilmente romano mi spiega che Codemotion nasce proprio a Roma, ma in poco tempo supera la Penisola con numerose conferenze ed eventi a Madrid, Berlino, Tel Aviv. «A dire la verità, la prima volta che siamo usciti dal Lazio, abbiamo fatto tappa a Venezia», mi racconta quando le parlo della mia Regione. Ora ad attenderli c’è Milano, il prossimo novembre, per un programma di workshop e conferenze all’insegna del coding. L’obiettivo è di unire i saperi, fare rete e creare attorno al tema della tecnologia e della programmazione uno scambio d’idee, lo scatenarsi di processi che possano portare a un miglioramento del quotidiano.

La matrice iniziale, il vero cuore di Codemotion, è tutto femminile, e giovane. Le due fondatrici sono Mara Marzocchi, 40 anni e una formazione in ambito umanitario, e Chiara Russo, ignegnera (volutamente con la a) di 33. La seconda, ci riporta ai bambini e alla Marker Faire romana. «Il codice è il centro dell’approccio sano alla tecnologia, un passo fondamentale per essere protagonisti della nostra esistenza», afferma la Weisghizzi. E’ per questo che si investe molto anche sui giovanissimi. «Scrivere codici è come saper leggere o scrivere. Si tratta di tappe obbligate. Si tratta di presente».

I genitori sono trascinati da scatenati ragazzini alla ricerca del laboratorio perfetto, tra robot parlanti, strumenti elettronici astrusi e al contempo geniali. C’è chi disegna con gli ologrammi, chi programma e comanda dei piccoli robot a forma di animaletto, chi scopre come sfruttare tutte le potenzialità degli smartphone che diventano microscopi, spettroscopi, piccoli rifugi di realtà virtuali. Due mamme parlano tra loro chiedendosi se un giorno saremo rimpiazzati completamente da questi prototipi d’uomo in fil di ferro e metallo. La verità, dicono i makers, è che tutto questo nasce per migliorare le capacità del singolo, soprattutto se in età evolutiva, a beneficio della collettività. Della serie: cambiare il mondo è possibile, basta un po’ d’inventiva.