Si tassa il Tav per finanziare treni regionali

Niente soldi per il trasporto locale? Idea: aumentare i canoni sull’alta velocità. Che in Veneto è spacciata per alta capacità

La nuova scadenza per la presentazione del progetto definitivo annunciata dal sindaco di Vicenza, Achille Variati (Pd), è alle porte. Certo è che l’eredità Lupi è stata devastata non si sa se dai vincoli comunitari o dalla presa di coscienza governativa della follia dei costi. L’unico dato certo è che per la Vr-Pd sono disponibili 459 milionidi euro e 120 milioni annui per 15 anni da suddividere con la Vr-Bs e la Na-Ba. Costo complessivo di queste ultime tre opere: 15,21 miliardi di euro. Basta leggere la Nota di Aggiornamento al DEF con gli obiettivi di riduzione del deficit: dal 2,6% di questo anno al 2,2% del prossimo all’1,1% del 2017 allo 0,2 % del 2018 ovvero 40 miliardiin tre anni per comprendere che margini non ne esistono. Chi afferma il contrario mente come ha mentito in questo ultimo anno.

Che fare? Abboccare alla favola di una alta velocità trasformata in alta capacità per avere maggiore consenso sociale e politico? Alta capacità che vuol dire traffico misto sia di treni passeggeri sia merci. Nella realtà quasi nessun gestore d’infrastruttura ha aperto le proprie linee al traffico misto. Le linee nuove sono rimaste riservate al traffico passeggeri. I giapponesi scelsero il traffico misto sulle linee Tav, ma subito lo abbandonarono per incompatibilità con i tempi della manutenzione richiesti dall’infrastruttura. Nello studio di fattibilità di 30 anni fa alla base del progetto attuale si proposee l’uso delle linee “per fasce orarie” , separando la circolazione dei treni av da quelli merci. Treni merci confinati nelle ore notturne (sic!) limitato ad “alcuni traffici merci con materiale selezionato”. Neppure un solo treno merci è circolato sulle linee Tav!  

Resta la rete storica con i suoi notevoli residui di capacità, ma anche con i suoi problemi di pendenza e di limitazione attraverso le gallerie che generano problemi alle varie tipologie di contenitori merce, ovvero container, casse mobili e semirimorchi. Dai dati del conto nazionale dei trasporti (CNT) emerge che il Veneto movimenta complessivamente 143 milioni di tonnellate e di queste il 67% è interno alla Regione e un altro 12 % riguarda l’interscambio con la Lombardia, mentre 1,9 milioni di tonnellate riguardano lo scambio con l’estero. Dal CNT si rileva anche che il 64% delle merci riguardano percorsi fino a 50 Km, entro i 100 Km viaggia l’81% delle merci e fino a 300 Km il 93%. E la congestione allora? La maggior parte dei camion ha fattori di carico bassissimi e possiamo dire che il 57% dei mezzi sulle nostre strade circolano vuoti. Altro problema che affligge il trasporto merci ferroviario, e quindi la competitività, è l’adeguamento agli standard europei ovvero capacità di carico da 2000 tonnellate lunghezza di 750 metri. Condizioni queste che consentono di abbattere i costi di un terzo. Il governo si è dimenticato del piano della logistica dedicato al trasporto merci ferroviario, che in sette anni ha perso il 40%.
Questa la questione merci, sulla quale si vorrebbe aprire un nuovo fronte a Vicenza viste le figuracce politiche conseguite da una amministrazione che attraverso azzardi procedurali e al di fuori di ogni equilibrata valutazione intendeva ridisegnare urbanisticamente la città.

Tacciono invece i commentatori faziosi e i rappresentanti parlamentari sull’imminente tassa sull’alta velocità conseguente al recepimento della direttiva 34 del 2012. Lo schema del decreto di recepimento è in discussione presso la Commissione Trasporti della Camera, a seguito della legge-delega europea 96/2013. In buona sostanza si potrà introdurre un sovraprezzo al canone per l’utilizzo delle linee che consentono una velocità pari o superiore a 250 km/h, e gli introiti saranno incamerati dal bilancio dello Stato per contribuire alle spese del servizio universale. In pratica hanno fatto una grande abbuffata concedendo gli appalti  a trattativa privata e al di fuori delle norme comunitarie. Hanno a tal fine elaborato piani finanziari che sovrastimavano i ricavi e sottostimavano i costi. Milioni di passeggeri e costi di investimento esigui. E’ successo il contrario, tanto che l’unica tratta che pareggia quasi i costi è la Milano-Roma, mentre il trasporto regionale e locale è boccheggiante e il trasporto merci è ridotto a una sola cifra percentuale. Ecco allora la grande idea di incamerare soldi dalle linee Tav per finanziare il trasporto regionale, che copre l’88% della domanda di traffico ferroviario.

Credo che i cittadini vicentini, veneti e italiani dovranno brindare se non sarà presentato il progetto definitivo del Tav a Vicenza. Si risparmierà l’ennesimo assalto alla finanza pubblica.