Lavoro, la “non buona scuola” di Renzi

Alternanza fra studio e aziende, si comincia male. Ecco perché

In questi giorni sono in distribuzione le linee guida di 60 pagine con 9 allegati riguardanti questionario e moduli, per spiegare come si deve realizzare l’alternanza scuola/lavoro nelle classi del triennio delle superiori. Questa è la prima indicazione su questo tema secondo la legge 507/15, detta la “Buona Scuola”. Fin qui tutto bene. Ma già cominciano i problemi.

Il primo è legato ai tempi di attuazione. La scadenza di presentazione dei progetti era stata fissata per la fine di ottobre e ciò sarebbe stato impossibile. Il Miur è corso ai ripari e ha già rinviato l’invio dei moduli a dopo il 16 gennaio. La legge prevede pure un Registro Nazionale per l’alternanza scuola lavoro presso le Camere di Commercio. Le scuole possono sottoscrivere convenzioni con le aziende iscritte al Registro. Però nelle linee guida lo si cita 6 volte come strumento rilevante per realizzare l’alternanza scuola/lavoro per poi concludere: “Le convenzioni possono essere stipulate, tuttavia, anche con imprese, istituzioni, che non sono presenti nel Registro nazionale per l’alternanza scuola lavoro”. Nasce un dubbio: vale la legge o la guida operativa? Quest’ultima, però, non è un decreto né una direttiva. Non è secondario il problema, perché si prevede che non siano molte le aziende che si registreranno. Nel frattempo Confindustria ha già messo le mani avanti e ha richiesto finanziamenti per la gestione degli stage per gli studenti presso le fabbriche o sedi amministrative. Tuttavia il governo nega questo intervento, sebbene non saranno pochi gli studenti coinvolti nelle imprese. Per i licei nel triennio sono previste 200 ore di alternanza scuola lavoro, mentre 400 ore per gli istituti professionali. Al termine delle attività sono previste delle valutazioni formative. Anche qui le norme sono generiche.

Ci sono poi altri punti oscuri. Ad esempio manca un riferimento alla formazione del tutor esterno, spesso un tecnico dell’azienda che ospita gli studenti. A questo proposito manca una formazione reale e continua per rendere gli imprenditori e i responsabili degli enti ospitanti consapevoli dell’importanza e della centralità della cooperazione fra formazione e attività professionale. A ciò si aggiunge che i tutor interni, cioè i docenti che normalmente insegnano, avranno un impegnativo lavoro sia formativo sia organizzativo.  Molte dirigenti sperano che nell’ ”organico potenziato” previsto per novembre sia presa in considerazione anche la figura professionale di tutor. Le esperienze precedenti portano a dubitare molto. L’erogazione del finanziamento nazionale (circa 100 milioni circa 20/30 mila euro per scuola) potrà, inoltre, coprire il gran numero di ore di lavoro aggiuntivo, tanto più che saranno necessari anche investimenti notevoli in termini di laboratorio, attrezzatura antinfortunistica e altro?

Per una scuola che sia orientata al lavoro le pur necessarie indicazioni nazionali si dimenticano che da anni le scuole superiori di molte regioni stanno già realizzando progetti di alternanza scuola/lavoro con risorse interne e soprattutto con finanziamenti regionali ed europei. Nel Veneto si è aggiunto il contributo della Fondazione Cariverona. Il MIUR trascura negligentemente queste lunghe esperienze già realizzate sia negli istituti tecnici e professionali, sia nei licei a indirizzo economico e sociale. E’ sufficiente solo aprire un sito degli uffici regionali scolastici per capire la mole dei progetti scuola/lavoro realizzati. A ciò si aggiungono i progetti dell’Unione Europea, ora  raggruppato nel nuovo “Programma Erasmus Plus”, che risponde all’esigenza  di promuovere la partecipazione dei giovani al mercato europeo. Proprio in questi giorni è partita la formazione per la progettazione e rendicontazione da presentare a Bruxelles. Inoltre, va segnalato anche l’impegno dell’Inail con progetti finalizzati alla crescita della cultura della sicurezza tra i giovani.

Queste sono solo alcune delle esperienze e attività già in atto. Non vorremmo che le 60 pagine di illustrazione dell’alternanza scuola/lavoro fossero ancora una volta frettolose esercitazioni retoriche e burocratiche che richiedono continui e successivi aggiustamenti. Sarebbe importante, al contrario, che fossero recuperate le buone pratiche e si costruisse un sistema territoriale fra scuola, università, formazione professionale, organizzazioni sindacali e imprenditoriali per mettere assieme risorse e competenze. La fretta del Ministero dell’Istruzione è ingiustificata, se non per motivi di visibilità politica. Attualmente c’è incertezza sulle norme e difficoltà operativa, soprattutto nel collegare ciò che già si fa e ciò che il MIUR propone di realizzare. Come pure evitare che, alla fine, l’esperienza lavorativa del giovane sia orientata solo ai bisogni delle imprese. Occorre fare prevalere, invece, un percorso educativo coerente con gli indirizzi di studio frequentato dagli studenti. Argomento di non facile soluzione.