Il pensionato che ha sparato: «armi, un diritto»

«Avere un’arma dev’essere un diritto, io non dormo più» è il commento a Il Giornale di Francesco Sicignano, pensionato che qualche giorno fa ha ucciso un ragazzo albanese che si era introdotto in casa sua. A Sicignano è stata sequestrata l’arma in attesa di verdetto sull’accusa di omicidio volontario. «Ho deciso che non posso più addormentarmi la notte: devo vegliare su mia moglie, sulla nostra sicurezza, su quella della mia famiglia – continua il pensionato – E intanto penso… La notte è lunghissima. Penso a quello che è successo: togliere la vita a un uomo non è qualcosa che si fa a cuor leggero. E chi mi ha dipinto come uno sceriffo dal grilletto facile è perché ha il lusso di non sapere quel che si sente in quegli attimi che hanno cambiato per sempre tutto nella mia vita».

E intanto Mark e Marie Gjoni, i genitori del ragazzo ucciso, chiedono giustizia:  «se nostro figlio ha sbagliato, ha sbagliato molto di più chi lo ha ucciso» dicono a La Repubblica dall’Albania. «C’è incredulità e rabbia – spiegano – La rabbia di chi non capisce e vuole sapere. È umano, di fronte a una morte così. Chiediamo due cose: di potere riabbracciare nostro figlio. E di avere giustizia. Ci affidiamo alle autorità italiane». E in quanto a Sicignano: «non abbiamo nessun sentimento di vendetta verso quell’uomo – dicono – ma se ha sbagliato deve pagare».

Ma il pensionato di Vaprio D’Adda si difende, e racconta l’accaduto, ribadendo di non aver sparato per uccidere: «se avessi voluto avrei potuto sparare anche agli altri due complici – spiega – Erano a pochi metri di distanza, giù in giardino. Ma ho sparato in aria, per farli allontanare. Non c’era volontà di uccidere, non c’era nemmeno contro quel tipo che ho trovato nella mia cucina, naturalmente, a due passi dalla camera da letto, da mia moglie. È entrato dalla finestra che dà sul piano cottura, ha fatto cadere una moka per il caffè. Mi sono svegliato, ho svegliato mia moglie. Ho visto solo una sagoma che si muoveva e una piccola torcia. Nient’altro. Non gli ho visto nemmeno le mani».

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