Tav Vicenza, l’ultima barzelletta

Primo lotto avviabile (?) e addio fermata a Borgo Berga: le giravolte dell’amministrazione Variati non conoscono limiti

Volete sapere l’ultima barzelletta sull’alta velocità (spacciata per alta capacità, cioé per le merci) in quel di Vicenza? Eccola fresca di giornata dal sindaco Achille Variati (Pd): annunciando il rinvio del progetto definitivo a febbraio 2016, ha anticipato alla stampa locale le “condizioni” che allegherà al protocollo d’intesa con Rfi in tempo per la scadenza dello “Sblocca Italia” del 31 ottobre, e due di queste sono politicamente da ridere (o, a seconda dei punti di vista, da piangere). Una è l’avvio dell’iter autorizzativo (copyright Giornale di Vicenza) per il primo dei tre – non più due – lotti funzionali, quello da Montebello a Vicenza. Un modo per non perdere i 90 milioni di euro che sono a tutt’oggi gli unici quattrini realmente esistenti messi a disposizione dal governo. Ma santi numi: non c’è e non può esserci alcun avvio di lavori e nessun “iter autorizzativo” se prima il progetto definitivo non è completo, non passa la valutazione d’impatto ambientale alla commissione Via, non viene approvato dal Cipe (Comitato Interministeriale Programmazione Economica), la delibera che ne esce non viene registrata dalla Corte dei Conti e se , infine, non finisce pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Quindi stiamo sempre parlando di pure ipotesi, di pie intenzioni, di volontà politica mutevole a seconda dei mesi.

E a proposito di mutevolezza, veniamo alla seconda novità: il terminal a Borgo Berga pare stia già tramontando. Per motivi idraulici, si dice. Per il momento constatiamo che l’attraversamento di Vicenza é come l’umore femminile: cambia senza apparente logica. Il canale scolmatore sotto i Berici, con relativo pericolo di allagamento, non è una cosetta che è venuta a sapersi ora. Quanto alla stazione vera e propria, in zona Fiera, Variati sa bene che Confindustria, vero sponsor del Tav alla vicentina tramite la Camera di Commercio, ha posto un diktat: o la nuova fermata principale sarà posizionata in quell’area, o gli industriali abbandonano lui e i suoi sogni di gloria post-ultimo mandato. La fichissima Fiera station non si tocca, insomma. Per il sindaco si tratta di conciliare il veto confindustriale con il movimento d’opinione che vuole salvare la vecchia stazione in centro storico.

Ma ragioniamo ora per assurdo e immaginiamo che Achille riesca nell’impresa e il famoso primo lotto parta. Chi garantisce che i miliardi (non milioni) di euro che servono a coprire le spese ci saranno? Senza contare che non si conosce neppure il costo, visto che non c’è neanche una carta definitiva sul passaggio a Vicenza, quindi la dislocazione e l’ammontare degli espropri potrebbero essere diversi da quelli finora presunti. Variati è perfettamente consapevole che l’Italia è piena di cattedrali nel deserto, “grandi” opere cominciate e mai ultimate, che avvizziscono nell’indifferenza e nello sperpero di pubblico denaro. O a volte nell’oblio, come l’idrovia Padova-Venezia, progettata sessant’anni fa e fermatasi ventitré anni fa, tuttora incompiuta, e invece davvero necessaria e urgente. Ecco: gli interventi indispensabili si inchiodano, quelli discutibili, diciamo pure campati per aria (costi troppo alti, calcolo costi-benefici dubbio, incertezza totale sui finanziamenti), quelli al contrario vengono pompati e sembrano andare avanti. Sembrano, appunto.

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