Veronafiere, Breganze in cda: farsa BpVi

In quota Popolare di Vicenza entra nel nuovo vertice della fiera veronese il braccio destro di Zonin. Sarebbe questa, la “discontinuità”?

Marino Breganze nel nuovo consiglio d’amministrazione di Veronafiere. Sì, proprio quel Marino Breganze. Nel rinnovo al vertice della fiera scaligera il quarto socio al 6,62% (gli altri sono Comune di Verona al 37%, Fondazione Cariverona al 22%, Camera di Commercio veronese al 12%, Banca Popolare di Verona al 6,57%, Veneto Agricoltura al 5% e altri minori), cioè la Banca Popolare di Vicenza, ha pensato bene di posizionare uno dei due suoi vicepresidenti. Dice: embe’, che c’è? C’è che Breganze ha due gravi handicap che avrebbero dovuto sconsigliare l’attuale cabina di regia in BpVi a scegliere proprio lui.

Uno è che, oltre a essere stato denunciato per aggiotaggio e false comunicazioni sociali con altri, é a processo per usura bancaria in qualità di presidente della controllata siciliana della Popolare berica, Banca Nuova. Non indagato: rinviato a giudizio. E nella vicenda è già stato condannato l’ex direttore generale Francesco Maiolini. Ora, mentre in ambito politico infuria il dibattito sull’opportunità etica di restare al proprio posto in caso di processi giudiziari (esempio recente: dopo il rinvio a giudizio la sottosegretaria alla cultura Francesca Barracciu si è dimessa), negli enti pubblici, per non parlare del privato, nessuno fa una piega. In Fiera di Vicenza, per dire, da tre anni si ha un presidente, Matteo Marzotto, sotto processo per una maxi-evasione fiscale. E senza colpo ferire, è stato cooptato nel cda della BpVi non più tardi di 11 mesi fa. Si vede che al quartier generale dell’istituto vicentino (ma anche per insigni istituzioni culturali come l’Accademia Olimpica: cose da pazzi) avere guai con la giustizia non costituisce un titolo di demerito. Anzi.

L’altro fatto che fa storcere il naso a chi non se l’é turato a vita è, per così dire, di credibilità. Com’è noto a tutti, Breganze è più zoniniano di Zonin. Non per niente se questi è presidente, Marino è il suo vice, il suo braccio destro. Ora, la posizione di Zonin è diventata talmente insostenibile che, secondo indiscrezioni di questi giorni, lascerà la presidenza a breve. L’indagine per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza a suo carico e soprattutto la necessità di segnalare una minima presa di distanza rispetto al ventennale e fallimentare passato da lui incarnato lo sta – finalmente – portando alla caduta dal più alto scranno.

Bene. E l’amministratore delegato Francesco Iorio, commissario di fatto per conto della Bce, che ti fa? Acconsente di nominare in una partecipata importante come Veronafiere il Breganze, rappresentante di quel passato tanto, anche se non quanto, Zonin. Come segnale di cambiamento non c’è male. Sempre che diamo alle parole lo stesso significato: evidentemente, per la Popolare di Vicenza il cambiamento consiste nel cambiare il meno possibile, e far restare comunque il gruppo di potere di Zonin nell’arcipelago degli incarichi. Noi preferiamo chiamarla farsa.

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