Mattarella, ma come fai a difendere Bankitalia?

Analisi della nota ufficiale in cui l’ex intoccabile banca centrale ribatte all’accusa di non aver vigilato sulla Popolare vicentina

Suoniamo le campane. Bankitalia è scesa dall’Olimpo degli intoccabili. Ed è costretta a difendersi. A nulla è giovata la difesa d’ufficio niente meno che del Presidente della Repubblica. Troppi gli interrogativi, troppi i dubbi, troppe le perplessità che si rincorrono in articoli di giornale, saggi di esperti, iniziative parlamentari. Da ultimo qualche Procura.

Suoniamo più forte le campane. Bankitalia non difende genericamente il suo operato. Difende il suo comportamento nei confronti di un istituto bancario in particolare: la Banca Popolare di Vicenza. Abituato a redigere bollettini trionfalistici del tipo: “L’azione di vigilanza… è stata lineare, tempestiva, esemplare. Tutti noi sappiamo e lo riaffermiamo con forza, come l’attività della Banca d’Italia si svolga nella più assoluta correttezza formale e sostanziale” (lettera del dg Salvatore Rossi ai dipendenti appena ieri l’altro), l’ufficio stampa di Bankitalia non pare altrettanto brillante quando è l’ora di difendere. Sarà bene che provveda a impratichirsi. Ne avrà bisogno. La correttezza e l’imparzialità della Banca d’Italia non sono più, nella pubblica opinione, un dato pacifico e acquisito. Tale da giustificare un potere assoluto, senza controlli e senza contrappesi, come è quello attuale.

Il documento “Chiarimenti sulla Banca Popolare di Vicenza” del 27 ottobre scorso è persino imbarazzante nella pochezza delle risposte che dà e nella gravità dei problemi che lascia aperti. Quello che ne esce è un quadro desolante di una vigilanza impotente, inefficace, in definitiva inutile. Ma Bankitalia non è stata allo stesso modo disarmata in tutte le situazioni. Dal 28 dicembre 2011 al 10 febbraio 2015 sono stati commissariati ben 17 istituti di credito. Di uno di questi commissariamenti il Consiglio di Stato in data 9 febbraio 2015 ha persino deliberato l’illeceità, annullandone gli atti. Di più, censurando il Ministero per avere acriticamente accolto la proposta di Bankitalia. Quando ha voluto, cioè, l’organo di vigilanza ha scovato e punito, con il massimo della sanzione, anche quello che era del tutto opinabile.

Ma passi per le banche commissariate. È noto a tutti il trattamento riservato, per restare nella nostra regione, a Veneto Banca e a Popolare Marostica. Ricordo a chi se la fosse dimenticata, la denuncia del presidente Trinca in sede di assemblea di Veneto Banca nell’aprile dell’anno scorso. Bankitalia aveva imposto e ottenuto la completa sostituzione del cda. Voleva a tutti i costi l’allontanamento di Consoli, non ottenendolo, all’epoca, solo per la pervicace opposizione dei grandi azionisti. Ecco, l’incauto estensore del comunicato di Bankitalia dovrebbe fare uno sforzo ulteriore: chiarirci quale fosse, all’epoca, la sostanziale diversità di situazione tra una banca che si voleva preda e una banca che si voleva “polo aggregante”.

Due banche che, invece, la Bce ha trovato in tutto gemelle siamesi, con gli stessi limiti, le stesse pratiche, le stesse criticità. Semmai, a ben vedere, con un di più di problemi in capo a BpVi. A Montebelluna l’azzeramento del CdA, a Vicenza tutti al loro posto. Con Zonin che se ne va per sua graziosa concessione, non certo per le pressioni di Bankitalia. E cattivi, poveri cristi, solo Sorato, Piazzetta, Giustini. Di cui tutto potevamo pensare, ma non che fossero in grado di prendersi gioco di Gianni Zonin.

Il meglio di sé l’estensore della nota lo dà nelle ultime due righe. Lapidarie: “Negli ultimi anni, la banca ha posto all’attenzione della Vigilanza numerose ipotesi di acquisizione di altre banche, ma nessuna di esse ha avuto corso”. Merito di chi? Di Bankitalia? Non viene esplicitato. Forse un po’ di pudore è prevalso anche sull’impegno di una difesa a oltranza.  Anche perché rimarrebbe da spiegare, tra le tantissime cose, per quale motivo la funzionaria che andò ad annunciare il commissariamento di Banca Etruria, elencasse, tra i motivi della decisione, il fatto che il cda non aveva portato in assemblea la proposta di acquisto da parte della Banca Popolare di Vicenza. Era il 10 febbraio 2015. Quella funzionaria non si era accorta che, nel frattempo, da “polo aggregante” la nostra banca vicentina stava diventando uno dei malati del sistema bancario nazionale. Era rimasta un po’ indietro, poveretta. All’anno prima.

In realtà, da quanto risulta, tutte le banche messe nel mirino da Gianni Zonin alzarono le barricate. Antipatia nei confronti del Presidentissimo, o anche percezione della reale situazione di BpVi? Situazione che, invece, sfuggì sempre, pare, ai distratti ispettori di Bankitalia. Ma non sfuggì, da subito – guarda caso! – agli ispettori della Bce.
Tutto ciò detto, rimane misterioso il motivo per cui Mattarella è corso a difendere Visco. Non ha cause più nobili a cui dedicarsi, il nostro amato presidente?

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