Vicenza, ancora lì i profughi in viale Milano

A fine settembre Variati aveva lanciato il lavoro volontario, che ha un costo per Aim. L’assessore Sala non risponde su niente

A Vicenza cominciano ad essere una presenza abituale. Sono i richiedenti asilo che hanno avviato d’accordo con Comune e Prefettura un ciclo di lavoro volontario: strade da spazzare, piccoli lavori di manutenzione urbana, qualche sfalcio d’erba. Sono le attività affidate ad un gruppo che a fine settembre contava, almeno sulla carta, 145 unità circa. All’epoca era stato il sindaco Achille Variati (Pd) a battezzare lo slogan che in Italia ci si sta se si lavora, anche sapendo benissimo che la legge non consente l’obbligo di lavori socialmente utili per gli aspiranti profughi. «Questo è un giorno molto importante per voi – aveva dichiarato Variati sul portale del Comune berico il 22 settembre – se farete il massimo per lavorare bene e comportarvi come si deve rispettando le regole, il vostro impegno sarà riconosciuto con un attestato. Chi si comporta male, invece, non avrà futuro in Italia». Così all’insegna del motto, almeno secondo i detrattori, “eia, eia, lava là!” il primo cittadino aveva concettualmente cucito il suo nome sui giubbottini catarifrangenti dei migranti e li aveva spediti a combattere contro i nemici del vivere contemporaneo: sporcizia, disordine, foglie fatte cadere dall’autunno, sterpaglie sociopatiche e cartacce ribelli.

Tuttavia, da quando l’impegno è stato formalizzato né la prefettura né l’amministrazione comunale hanno chiarito un punto: quello relativo al trasporto in loco dei volontari. Come ci arrivano? I furgoncini di Aim che li conducono da una parte all’altra della città sono guidati da dipendenti della municipalizzata o da altri soggetti magari riferibili al mondo delle cooperative? Sono affittati e se sì da chi? Quanto costa il trasoprto? Rispetto a questi quesiti Vvox.it ha interpellato l’assessore al sociale Isabella Sala, senza avere alcuna risposta. A Palazzo Trissino si parla di un servizio navetta che Aim starebbe approntando, con tanto di straordinari da pagare per gli autisti, proprio per garantire ai richiedenti asilo di arrivare nei luoghi prescelti per il mansionale del giorno, che è organizzato su due turni di quattro ore ciascuno. Si parla di un importo non inferiore a quattromila euro mensili. Tant’è che il consigliere dell’opposizione Paola Sabrina Bastianello (Lega) si domanda se alla fine l’utilizzo dei migranti per lavori a valenza sociale non costi più di quanto renda. Indipendentemente dal fatto che il conto alla fine lo paghi il comune o lo Stato per il tramite della Prefettura.

Ma prestando un pochino d’attenzione ai percorsi seguiti dai furgoncini bianchi che vanno a prendere o a portare a casa i profughi è emerso che alcuni di questi si fermano ancora sotto il grande condominio in viale Milano (in foto uno scorcio della zona) presso il quale sono ospitati da quest’estate 13 profughi del Mali dopo che una coop padovana, “Altre Strade”, aveva siglato un regolare contratto di affitto per sistemarli lì. La faccenda aveva mandato su tutte le furie Variati poiché l’amministrazione non ne era stata informata. «Non rimarranno lì che pochi giorni» aveva sbraitato il sindaco lamentando la scelta di una zona già considerata un ghetto per stranieri. La polemica era proseguita con una stilettata del consigliere Claudio Cicero (civica impegno a 360 gradi) il quale ai primi di settembre aveva rinfacciato al sindaco che nonostante le sue sparate i profughi fossero ancora in quel palazzo. Frattanto i residenti ed i negozianti del luogo con cui abbiamo parlato, fanno sapere che al momento gli ospiti stranieri sono ancora lì. Mentre recenti notizie di stampa riportano che, almeno stando alla cooperativa, dovrebbero essere strasferiti «a giorni», anche se non tutti. Anche in questo caso una conferma o una smentita da parte dell’assessorato ai servizi sociali sarebbe stata importante per chiarire come stanno le cose, ma con l’assessore Sala non c’è stato verso.