Energia solare “portatile”? Da Lonigo all’India

L’inventore dei pannelli fotovoltaici domestici, Iulian: «l’Italia è arretrata, industrialmente e culturalmente»

Francesco Ulian è un 37enne imprenditore di Lonigo, fondatore dell’azienda Futurelab e creatore di Myenergy, un sistema fotovoltaico portatile che promette di rivoluzionare il settore dell’energia solare. Dopo due anni di ricerca, la produzione è partita l’anno scorso in India per il mercato asiatico, mentre la sede di San Bonifacio, nel Veronese, come purtroppo spesso accade ha dovuto scontare la burocrazia e lo scarso interesse del sistema italiano.

In poche parole, il concetto alla base di Myenergy è rendere i pannelli fotovoltaici un vero e proprio elettrodomestico per le famiglie, alla stregua dei frigoriferi e delle lavatrici. Infatti per collegarlo basta una presa elettrica, non necessita di particolari autorizzazioni e si controlla da un semplice display. «Volevamo creare un prodotto che fosse slegato da tutta la burocrazia necessaria per un impianto fotovoltaico tradizionale», spiega Ulian. E proprio qui nascono i primi problemi: «in Italia gli incentivi per questo tipo di sistemi sono concepiti per le aziende, per le multinazionali, e non per il grande pubblico».

Ulian segue lo sviluppo del progetto in Veneto e in India, dove trascorre alcune settimane all’anno. «Quello indiano un mercato pieno di opportunità e per questo sarà la nuova frontiera per i prossimi vent’anni. La cultura è diversa, ma con la diffusione delle nuove tecnologie, la mentalità delle giovani generazioni sta cambiando e gli standard di vita si stanno adeguando a quelli occidentali». Anche per questo motivo, il problema dell’approvvigionamento energetico è molto più sentito. «Sono ancora legati ai combustibili fossili, con tassi di inquinamento elevatissimi, e per questo c’è una maggiore attenzione, sia da parte delle persone, sia delle istituzioni».

Nonostante il grande divario tra ricchi e poveri, si tratta di un’economia giovane e reattiva, con grande disponibilità di capitali. «I soldi ci sono, quello che manca sono le aziende che producono beni di consumo. Inoltre, c’è un sistema normativo che sta incentivando i settori chiave come quello delle energie rinnovabili». Se a Nuova Delhi bastano 48 ore per aprire la società, in patria è stato necessario attendere adeguate certificazioni per vendere il prodotto e inoltre, al contrario delle altre reti europee dove si è liberi di adottare questo tipo di tecnologie, da noi «si riscontrano difficoltà, soprattutto a causa della presenza ingombrante di Enel. Un sistema “pachidermico”, estremamente lento».

«In Italia – aggiunge Ulian – interessa di più la gestione dell’energia, comprandola dall’estero, piuttosto che risparmiare risorse e denaro. Le normative vanno riviste perché vanno solo a intralciare lo sviluppo delle nuove tecnologie, anche se pare che la situazione si stia sbloccando. Si vede la volontà di cambiare il sistema, ma resteranno sempre delle restrizioni e normative che ostacolano il progresso per salvaguardare chi gestisce la rete». Una visione decisamente miope e masochistica, che va in controtendenza rispetto al resto del mondo, dove l’idea rivoluzionaria di Myenergy sta riscontrando una grande interesse, «anche in Africa e Sud America, dove l’energia è scarsa e le infrastrutture sono poco performanti. Siamo pronti ad affacciarci sul mercato europeo nel 2016, con la consapevolezza che la domanda per il nostro prodotto sarà alta».