Pm Mose: «politica schiava delle imprese»

«Politica e malaffare negli ultimi vent’anni purtroppo sono andati a lungo a braccetto. Indubbiamente l’opinione pubblica è rimasta colpita dal coinvolgimento dei volti noti del governo regionale. Ma questi corridoi hanno visto anche altre persone che ho arrestato, come Claudia Minutillo e Piergiorgio Baita, spadroneggiare senza alcun titolo. La loro presenza in queste stanze era strana». Così sul Corriere del Veneto il sostituto procuratore Stefano Ancilotto, componente del pool coordinato dall’aggiunto Carlo Nordio nel processo Mose.

«Di certo non sono cambiate le cause della corruzione – osserva Ancilotto – ma possiamo registrare due differenze. Innanzi tutto è cambiato il rapporto fra classe politica e potentati economici, in quanto non è più l’imprenditore a tirare il politico per la giacchetta, ma è il politico a porsi in posizione supina rispetto all’imprenditore. Basti pensare a quel riscontro agli atti dell’inchiesta, in cui l’amministratore delegato di Adria Infrastrutture (Minutillo, ndr) dice al più potente assessore dell’epoca (Chisso, ndr), e sono passati solo tre anni anche se sembrano secoli: “Alza il c… e vieni in azienda che dobbiamo vedere le delibere che domani devi portare in consiglio”. Invertendosi questa relazione -conclude Ancilotto -, in secondo luogo è cambiata la destinazione finale delle somme, che non vanno più ai partiti, ma finiscono in larga parte nelle tasche dei politici».