La Rotonda, bastione di bellezza

La villa simbolo di Palladio continua a splendere di luce propria. Nonostante certi scempi paesaggistici

Altro giro, altra corsa. Continua il nostro tour palladiano che giunge alla sua tappa più conosciuta e rinomata: la Rotonda, a Vicenza. Mi complico la vita per raggiungerla: parcheggio sotto Monte Berico – a metà della salita dove c’è una vista mozzafiato della Basilica- percorro la strada fino a Villa Valmarana ai Nani e proseguo per un vialetto colorato di rosso e giallo. Che autunno, ragazzi. Naturalmente, essendo il penultimo giorno in cui sono visitabili gli interni c’è giusto un po’ di folla, soprattutto una gioiosa e rumorosa scolaresca.Scattano i selfie di fronte alla villa,e io non potevo certo tirarmi indietro…

IMG_4799

L’interno della villa si può visitare solo il mercoledì e il sabato da marzo a novembre: occhio agli orari che sono piuttosto ristretti e si rischia di trovare qualcuno in casa. Salgo le scale e la osservo, la mitica villa: hanno proprio ragione gli autori della breve guida introduttiva (disponibile anche in giapponese!) che dice che “è un’emozione che tocca lo spirito”. Mi accoglie all’ingresso il simpatico O. che timbra il biglietto e si prepara all’assalto della scolaresca.

IMG_4780

Sembra proprio che ci stia bene O. in questo luogo, ha uno sguardo attento a ogni visitatore che entra, prima di me c’erano due tedeschi a cui stava suggerendo quale libro prendere su Palladio; mi racconta che è una villa totalmente privata, dove ogni tanto soggiorna la famiglia. Sorge su un monticello – proprio quello che diede il nome alla prima villa progettata da Jefferson Villa Monticelloed è quindi sopraelevata rispetto ai campi intorno. Il quadro che si vede è quello di un locus amouenus, un ritrovo dove dedicarsi alla lettura e perché no… il modello originale della casa più famosa del mondo, quella del Presidente degli Stati Uniti. Fu proprio Jefferson – sempre lui – a volerla sullo stile palladiano, anzi avrebbe proprio voluto un ingrandimento della Rotonda per la futura Casa Bianca.

IMG_4756

Villa Almerico Capra Valmarana – questo il suo nome per esteso, in ricordo di tutti i proprietari che si sono succeduti – è un’istituzione per vicentini (e non). Per bellezza e per particolarità architettonica. Delle oltre venti ville soltanto questa e la Trissino di Meledo hanno la volta a cupola e lo stesso riferimento al tempio romano a pianta centrale. L’opera architettonica risale al 1570 circa mentre affreschi e stucchi all’interno sono arrivati in un secondo momento a cavallo tra ‘500 e ‘600. Gli interni danno proprio l’idea di una casa, una dimora tenuta in grande stile, specialmente l’ultima sala a sinistra prima di uscire, con quel maestoso divano verde. Le stanze della villa sono belle a tal punto da non poter essere fotografate. E’ vietato scattare foto, anche senza flash (uffa, #ke2Palladio). Peccato: per gli affreschi, per l’atrio centrale che è da togliere il fiato. Vedere per credere lettori!

L’idea della villa-tempio ha letteralmente attraversato i secoli dal mondo classico al Rinascimento di Palladio, fino ai giorni nostri. La Rotonda fu commissionata da Paolo Almerico, ecclesiastico ma soprattutto poeta e amante delle lettere. Dal giugno del 1912 –la perfezione di questa data me la dà sempre O. che non ne sbaglia una – passa alla famiglia Valmarana. Che sono i Valmarana di Venezia mentre i vicini, proprietari della Villa ai Nani, sono i Valmarana di Vicenza. Due ville di tale portata sarebbero state troppe per una sola famiglia. Dagli anni ’70 la famiglia Valmarana ha iniziato un percorso di restauro a dir poco epico per mantenere la bellezza di questo luogo unico.

Esco dalla villa verso le 4 p.m., c’è un accenno di sole e una vecchietta con un tablet gigante che cerca di fotografare la facciata, fa qualche tentativo a vuoto ma alla fine è soddisfatta. Varco i cancelli e inizio a ritroso il mio percorso, decido di passeggiare per la Riviera Berica, questa volta. Il paesaggio armonioso costeggia la riviera, le case tutte colorate una di seguito all’altra ricordano quasi quelle di Burano, fino a che… lo scenario cambia, e i vicentini lo sanno bene.

IMG_4763

La nota amara c’è ed è anche piuttosto ingombrante, squadrata e grande, di un grigio cemento fastidioso. Non ci avevo mai fatto caso così bene, ma è un vero e proprio mostro di cemento. Borgo Berga-scempio paesaggistico svetta con tutti i suoi edifici incompleti e la sua incongruenza con il paesaggio circostante. Non c’è fine alle colate di cemento anche se l’apposizione dei sigilli fa nascere qualche speranza. Nel frattempo, fate un giro alla Rotonda: la parte bella di Vicenza esiste, resiste e lotta insieme a noi.