Borgo Berga, facciamo chiarezza

Lo scaricabarile tra vecchie e nuove amministrazioni, tra Comune e privato, evidenzia un groviglio di responsabilità da districare. Legge alla mano

Dopo il sequestro di una porzione del complesso di Borgo Berga la partita giudiziaria si è immediatamente intrecciata con quella politica. Il primo cittadino berico Achille Variati (Pd) ha tentato di scaricare le responsabilità sulla giunta di centrodestra firmataria del piano urbanistico Piruea originario del 2003. Poi si è detto «preoccupato» per la situazione per l’eventualità che i costruttori, la Sviluppo Cotorossi (in cui socio di peso è la Maltauro), possano rivalersi sull’amministrazione giacché l’unico attuale indagato è l’ex direttore dell’urbanistica, ma sempre direttore generale del Comune, Antonio Bortoli. «Non so se i privati arriveranno a chiedere i danni a noi» ha dichiarato il sindaco al GdV di oggi. Enrico Hüllweck, sindaco forzista all’epoca del varo della procedura, respinge le critiche al mittente spiegando al Corveneto di oggi che l’inchiesta penale riguarda la riformulazione della delibera votata dalla maggioranza di centrosinistra, nel 2009, un anno dopo la elezione di Variati.

PRIVATI “VITTIME”
Dal canto suo Paolo Dosa, amministratore delegato di Sviluppo Cotorossi, spiega che il sequestro imposto dalla magistratura potrebbe cagionare alla società un danno da una decina di milioni di euro, derivante dalla impossibilità di realizzare gli 11 edifici lì previsti. In questo senso è bene precisare appunto che il sequestro riguarda l’area relativa agli edifici ancora da edificare, ovvero il lotto E (in foto); mentre le costruzioni sugli altri lotti del piano sono pressoché terminate. Il che ha suscitato diverse critiche dal mondo ambientalista che da anni ha identificato una sorta di corresponsabilità tra i promotori del piano e gli enti che a più livelli hanno rilasciato le autorizzazioni.

J’ACCUSE DEI COMITATI
Associazioni e comitati bollano come mistificatorio il balletto dello scaricabarile tra enti e privati che da qualche giorno va in scena sui media regionali. Ma quale è il meccanismo che viene contestato? Variati starebbe girando tutte le responsabilità sulla precedente giunta, dimenticando però che il piano all’ex Cotorossi, gergalmente noto come Piruea Cotorossi, è stato validato attraverso una nuova delibera consiliare, istruita dagli uffici tecnici municipali peraltro, che vi hanno fatto transitare tutte le irregolarità presenti inizialmente. La colpa grave che in qualche modo viene indirizzata a giunta, consiglio comunale e uffici dal 2009 in poi è quella secondo cui i soggetti interessati avrebbero avuto la possibilità di rimediare, dopo aver sanzionato le irregolarità. Cosa che invece non è stata fatta.

OBBLIGHI DI LEGGE
Questo perché la legge non solo fornisce la possibilità ma impone all’amministratore pubblico di annullare in autotutela le scelte precedentemente fatte, ove queste siano illeciti conclamati. Illeciti segnalati a più riprese dai comitati. Gli stessi permessi a costruire, rilasciati successivamente all’approvazione del Piruea 2009, non solo fanno parte di un Piano di lottizzazione abusivo per plurime violazioni di legge, sostengono gli ambientalisti, ma vìolano essi stessi le normative in vigore, come ad esempio quella più eclatante che regola la distanza dai corsi d’acqua. «Il tecnico istruttore – rimarca Paolo Crestanello, portavoce storico del comitato contro gli abusi edilizi, uno dei più attivi nella critica al piano di Borgo Berga – ogni volta che rilascia una autorizzazione deve, sotto sua responsabilità, valutare se il progetto sia conforme alla legge. Non può cavarsela dicendo “l’approvo perché altri prima di me hanno detto che tutto va bene”».

DOCUMENTO RISERVATO
Il gioco del sindaco appare ancora più contraddittorio e in qualche modo ambiguo perché rimandando eventuali responsabilità alle amministrazioni precedenti contraddice de facto l’assunto dei suoi uffici, i quali in una nota riservata inviata alla autorità anticorruzione il 30 giugno 2015 (protocollo generale 70477=62 in data 01-07-2015), ora agli atti del procedimento, rimarcano la bontà della condotta di questa amministrazione e di quella che ai primi anni 2000 istruì la pratica. Queste almeno sono le conclusioni alle quali giunge l’attuale capo dell’urbanistica Danilo Guarti nella nota che Vvox ha potuto consultare pochi giorni fa. Il che cozza con quanto sostiene Crestanello, quando fa notare, come si diceva, che è «il consiglio comunale nel 2009 approva un nuovo piano urbanistico, perché a cambiare sono tutti i parametri urbanistici, nonché la viabilità e le opere di urbanizzazione. Il sindaco aveva non la possibilità, ma l’obbligo, di fronte a così evidenti violazioni di legge, di fermare il nuovo progetto e di dare lo stop definitivo ai lavori. I tecnici lo avevano ingannato? Se è così allora cominci a fare un po’ di autocritica e soprattutto di pulizia all’interno degli uffici».

MIX ESPLOSIVO
Ora, quand’anche il Comune, per proteggere l’amministrazione da un contenzioso con Sviluppo Cotorossi, decidesse d’accordo col privato di cancellare il lotto E dal Piruea e riproporlo in un’altra zona della città, rischierebbe di replicare quelle circostanze che secondo i comitati hanno generato illeciti erariali e penali, nell’ipotesi accusatoria che il Comune abbia calcolato in modo sbilanciato, e a favore del privato, i termini dell’accordo urbanistico con i proponenti del piano. E’ tutto questo mix di circostanze e prospettive che ha finito per mettere in crisi amministrazione comunale e privati, perché oltre ai problemi di natura penale, si annunciano avvisi di garanzia a carico di diversi soggetti,  e allo stesso tempo non possono essere sottaciute le indagini attualmente in corso da parte della Corte dei conti e della Autorità nazionale anticorruzione (Anac), attivatasi dopo un puntiglioso esposto del senatore del M5S Enrico Cappelletti.

I “VUOTI” DI HULLWECK
Dal canto suo, l’ex sindaco Enrico Hüllweck ricorda al Corveneto la «fretta» attraverso cui passò la delibera del 2003 per non perdere il primo finanziamento di 25 milioni di euro. Ma non ricorda in primis, che l’assessore azzurro di allora era l’attuale capo di gabinetto di Variati, Maurizio Franzina; e in secundis che il dirigente dell’urbanistica che vigilò sull’intera partita a quei tempi era la di lui compagna e poi moglie Lorella Bressanello. E infine che il terreno per il quale l’allora governo capitanato dal leader forzista Silvio Berlusconi fece ponti d’oro perché ospitasse il nuovo palazzo di giustizia, era, guarda caso, di una società riconducibile a Silvio Berlusconi. Un pezzo di terra importante che non è proprio un bosco urbano, come in genere quelli in cui interviene il Corpo Forestale che ha apposto i sigilli tre giorni fa, ma é una parte di Vicenza assunta dalla vox populi a ferita del paesaggio cittadino.