Pfas, Zanoni (Pd): «contaminata catena alimentare»

«Fare subito chiarezza, ma soprattutto individuare la fonte dell’inquinamento e punire i responsabili». Lo chiede con una nota il consigliere regionale del Pd e vicepresidente della Commissione Ambiente, Andrea Zanoni, in riferimento ai dati emersi dai monitoraggi effettuati dai Servizi veterinari e Sian delle Ulss sugli alimenti di produzione locale per la ricerca di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), in una vasta area del vicentino, veronese e padovano, interessata da un diffuso inquinamento delle acque potabili e di falda da queste sostanze. L’esponente democratico ricorda che, su richiesta dell’Istituto Superiore di Sanità, la Giunta regionale disponeva nell’agosto del 2014 che, entro il 30 giugno 2015, doveva essere completato un programma di campionamento sugli alimenti nei territori delle ULSS n.5 – Ovest Vicentino, ULSS n.6 – Vicentino, ULSS n.17 – Monselice, ULSS n.20 – Verona e ULSS n. 21 – Legnago.

Le analisi, – informa Zanoni – che hanno ricercato nel dettaglio PFOA, PFOS e PFBA, sono state effettuate su campioni appartenenti a: foraggi, pesci di diverse specie (Carpa, Trota, Cavedano, Pesce gatto, Scardola, Carpa Carassio), uccelli di allevamenti di diverse specie (Pollo, Tacchino, Fagiano, Faraona, Anatra), mammiferi di allevamento di diverse specie (Bovini, Ovini e Caprini); verdure (tra le quali insalata, bieta, carote, patate, pan di zucchero, asparagi, ravanelli, radicchio) e uova di gallina.  Dalle tabelle allegate emerge che le analisi che superano il livello di attenzione, e denunciano una contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche con concentrazioni superiori a 1 microgrammo per chilo, si riferiscono in particolare ai PFOS (perfluorottano sulfonato) presenti su 33 campioni, mentre gli sforamenti per i PFOA (acido perfluoroottanoico) sono presenti su 4 campioni e PFBA (Acido PerfluoroButanoico) su 3 campioni.

«I risultati delle analisi – continua l’esponente democratico – sono sorprendenti, perché purtroppo confermano la diffusione e la presenza dei PFASs nei territori di tutte e cinque le ULSS ed in tutte le matrici alimentari. Queste sostanze non dovrebbero essere presenti in nessun alimento ed invece le troviamo pressoché in tutta la catena alimentare, segno che probabilmente l’acqua inquinata le ha veicolate ovunque. Ora bisogna attendere la lettura che daranno le autorità sanitarie nazionali su questi dati ed attendere i risultati dei biomonitoraggi effettuati sui prelievi del sangue dei cittadini. Le autorità europee e nazionali dovrebbero prevedere dei valori massimi da imporre per legge oltre che per l’acqua anche per gli alimenti. In ogni caso resto sempre del parere che i responsabili di questo inquinamento che ha interessato ben tre province del Veneto e decine di comuni dovrebbero essere individuati, sanzionati e oggetto di richiesta di risarcimento dei danni».

 

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