Tav Vr-Pd, meno soldi ancora. “Mistero” Signorini

La legge di stabilità toglie altri 50 milioni. E spulciando l’accordo, si scopre una modifica fatta da un dirigente che non poteva farla

La vicenda del progetto alta velocità Verona-Padova si arricchisce di un nuovo episodio. L’attuale legge di stabilità cancella 50 milioni di euro alle tratte Bs-VR-Pd e Napoli-Bari. Tutti i finanziamenti di cui si è discusso finora hanno sempre fatto riferimento a queste tratte. La propaganda politica-affaristica sostenuta da amanuensi i cui datori di lavoro sono interessati unicamente all’investimento di risorse pubbliche mostra tutti i suoi limiti. Il riferimento normativo visto è l’articolo 1 comma 76 legge 147 del 2013. I soldi sulle tre tratte sono 120 milioni di euro all’anno per 15 anni, e solo nel 2018 e anni successivi saranno resi disponibili, sempre per le tre tratte, 2800 milioni di euro. Intanto ai 120 milioni di euro del 2015 sono stati sottratti 90 milioni e sui 120 milioni del 2016 altri 50, tolti dalla legge di stabilità 2016.

Interessante la lettura dell’aggiornamento del contratto di programma (CdP) 2012/2016, nella parte investimenti riferita alla tratta Verona/Padova. In data 9 dicembre 2014, contrariamente  a quanto stabilito dalla legge (art. 1 comma 10 legge 164/2014) il costo della tratta Vr-Pd – che nel contratto di programma era pari a 6051 milioni di euro (suddivisi in 3658 milioni di per la tratta Vr-Vi e 2393 milioni per la Vi-Pd) con disponibilità pari a 369 milioni che diventano 459 con i 90 dello Sblocca Italia – viene corretto a 5402 milioni di euro. Come sono ripartiti questi soldi, attraverso quale atto giuridico e a firma di chi? La tratta Vr-Vi viene aggiornata a 4153 milioni di euro e la Vi-Pd a 1249 milioni. Una preoccupante difformità rispetto alla norma citata, che stabilisce che un contratto di programma dev’essere approvato con decreto del ministro dei Trasporti di concerto con il Ministro delle Finanze e previo parere delle commissioni parlamentari competenti. Chi ha firmato invece la modifica? Un funzionario del ministro dei trasporti, il capo dipartimento Infrastrutture, Sistemi Informativi e Statistici, il dott. Paolo Signorini. E su una carta con sopra scritto “Accordo”, giuridicamente anonima. Ora, le competenze dei dipartimenti del ministero Infrastrutture sono disciplinate dal decreto ministeriale 346 del 2014 all’art. 2, e qui siamk di fronte ad una firma addirittura di modifica di un accordo vidimato dal ministro dopo verifica parlamentare.
La ripartizione delle risorse d’investimento è assegnata dal ministro secondo il Codice Appalti (art. 163 comma 2) il quale può avvalersi della “struttura tecnica di missione”. Quest’ultima era diretta dall’ing. Incalza e, una volta allontanato questi, da Signorini da inizio di quest’anno, e ora sostituito. Signorini era un dirigente importantissimo del Cipe e nell’ordinanza del gip di Venezia sull’inchiesta Mose si legge che il Consorzio Venezia Nuova avrebbe pagato una vacanza in Toscana a Signorini, che comunque non risulta indagato.

Ma la vicenda del Tav berico e della sua continua rottura delle regole non si ferma qui. In una Relazione generale di uno studio di fattibilità, che non c’entra nulla con un’opera classificata strategica e disciplinata dalle procedure della legge obiettivo, si legge che “nel corso del 2012 è stato predisposto su incarico della Camera di Commercio di Vicenza (quale capofila per l’attuazione di una convenzione tra Regione, Provincia, Comune e Camera di Commercio) uno studio di prefattibilità (nemmeno esiste norma che contempla la categoria di studio di prefattibilità, ndr) avente ad oggetto l’attraversamento del territorio della Città di Vicenza”. Continua scrivendo che “nel corrente anno 2014, sempre su iniziativa della Camera di Commercio  (…) e delle categorie economiche è stato aggiornato lo studio di fattibilità sopra citato e sostituito l’attraversamento in galleria naturale della Città di Vicenza”. Praticamente questi soggetti, tutti giuridicamente incompetenti tranne la Regione e, in termini consultivi, il Comune, annullano e sostituiscono una procedura fissata in una delibera Cipe (94/2006) approvata dal Presidente del Consiglio e da 12 ministri. Solo un delirio di “gerontocesarismo bonsai” può far eccedere fino a questo punto. Il tutto con l’aggravante, come ha scritto nella relazione istruttoria nel settembre del 2008 l’avvocato della Corte di Giustizia della UE (causa C – 351/07) in relazione all’appalto Av Vr-Pd, dell’“l’immediata cessazione e correzione dell’attribuzione di un appalto, laddove essa violi tali disposizioni”. Disposizioni violate, in particolare all’art 10 CE.

In aggiunta a tali considerazioni questa Legge di Stabilità presenta coperture per 13.918 milioni di euro su 31.646 milioni d’impieghi con uno sbilancio di 17.728 milioni di euro nel 2015, che diventano 21.030 nel 2017. Vedasi allegato 4 al Prospetto di copertura alla legge d stabilità, in luogo delle slide supportate  dalla grancassa mediatica di supporto. Figurarsi quale speranze ci sono per i 2440 milioni da spartire su tratte dal 2018!