Che gran Scarpa a Casa Gallo

Vita e opere dell’architetto raccontate in un seminario della biblioteca La Vigna. Tutto partì da una biglia sotto il Chiericati…

C’è una biglia che scorre sotto il porticato del vicentini Palazzo Chiericati, salta sulla pietra e sul marmo, poi s’incaglia in un angolo. Un gioco di molti anni fa, un gioco che Carlo Scarpa raccontava essere stato il suo primo, più inconsapevole e potente legame con l’arte, l’architettura e il Palladio. D’altronde, le passioni che nascono nell’infanzia spesso sono quelle che ci segnano, immancabilmente. Da quel gioco di biglie sotto le eleganti linee architettoniche del palazzo palladiano, alla laurea honoris causa conferitagli dalla Iuav di Venezia nel 1978, di tempo ne è passato. E di storia, quella sua e dell’architettura, pure.

Diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, città in cui nacque nel 1906, Scarpa trascorse l’intera infanzia a Vicenza. Venne poi il tempo della prima collaborazione con i vetrai artistici di Murano, quello delle frequentazioni con l’ambiente intellettuale veneto, fino all’incarico di direttore artistico per la vetreria di Paolo Venini. E poi, la carriera accademica, l’architettura, il restauro, il design.

CCSbibliotecaE Casa Gallo, nel centro di Vicenza. Tra le sue opere più importanti e riconosciute a livello mondiale. Sarà proprio il Palazzo Brusarosco, poi Gallo, sede dell’attuale Biblioteca Internazionale “La Vigna”, a ospitare nella giornata del 13 novembre il seminario sull’architettura scarpiana, in occasione del 50esimo anno dalla fine dei lavori di ristrutturazione del palazzo storico che divenne abitazione della famiglia Gallo intorno alla fine degli anni Sessanta. «Ho fortemente voluto questo evento», spiega Mario Bagnara, dal 2006 è presidente della Biblioteca Internazionale La Vigna.

Facciamo un passo indietro. La storia di Casa Gallo si intreccia con quella di una serie di influenti personaggi del panorama vicentino e veneto. E, oltre all’arte, si lega all’ampelografia, la scienza del vino, e all’agricoltura. In piena tradizione regionale, chiaro. Ce ne parla proprio Bagnara: «il palazzo ha una storia tutta particolare: fu acquistato dall’avvocato vicentino (d’adozione), di cui oggi la casa porta il nome, per essere adibito a studio e abitazione privata. Il restauro della struttura fu affidato proprio a Scarpa grazie all’intermediazione di un amico comune, Licisco Magagnato». E sarà proprio  quest’ultimo, direttore dei Musei Veronesi – la sistemazione del Museo di Castelvecchio era stata affidata sempre a lui, Scarpa – a segnare il rapporto tra l’avvocato e il genio artistico del tempo. Un rapporto che andò oltre l’architettura e sfociò nella vittoria della causa intentata dall’Ordine degli Architetti per abuso di professione.

«Demetrio Zaccaria, che comprò il Palazzo Brusarosco-Gallo negli anni Ottanta, ebbe un ruolo fondamentale per la storia della Biblioteca» continua Bagnara. E’ grazie alla grande passione dell’imprenditore vicentino, scomparso nel 1993, se la città del Palladio può vantare la più importante collezione mondiale di libri di enogastronomia, in uno dei più prestigiosi centri di cultura e civiltà contadina d’Europa. «Ho avuto l’onore di conoscere Zaccaria poco prima della sua morte» – racconta il presidente della Vigna – «mi colpì per la sua signorilità, la coerenza e l’estrema generosità che fece sì che nel 1981 tutta la collezione fosse donata al Comune di Vicenza, assieme al palazzo, Casa Gallo».

In realtà, essendo la biblioteca al pian terreno, la vera Casa Gallo è l’abitazione privata al piano superiore, 650 metri quadri di linee pure che danno vita ad ampi spazi di una luce diafana, in un intreccio che conferisce dignità e importanza al già costruito, rendendo il tutto modernamente scarpiano. Bagnara, nel raccontare l’intervento architettonico parla di un «consolidamento statico, nel rispetto dell’arte del passato. Questa è anche la politica della biblioteca. Gli spazi di Casa Gallo sono oggi adibiti a mostre ed eventi che sono concepiti in modo tale da non offuscare l’immagine architettonica dell’abitazione». E continua: «il ricordo più bello che mi lega a queste mura risale al 2008, con il convegno organizzato per il trentennale della morte di Scarpa. E poi, tre anni fa la figlia, Donata Gallo, ha donato alla Casa l’arredamento originario». Un modo per rievocare la quotidianità di uno spazio, così come fu vissuto.foto casa gallo

La firma scarpiana si ritrova comunque in tutta la struttura, e già all’esterno del palazzo, con le putrelle a rinforzo del solaio in legno originario. Travi scarpiane, elemento chiave. Quindi, quale migliore cornice per il seminario di domani? L’evento “Carlo Scarpa e Casa Gallo”, organizzato da La Vigna in collaborazione con l’Ordine e la Fondazione dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Vicenza, il Palladio Museum e il patrocinio della Regione del Veneto e della Provincia di Vicenza, vedrà tra i relatori alcune figure di spicco della cultura vicentina, oltre che esperti dell’architettura scarpiana. A prendere la parola, Donata Gallo e Giuseppe Pupillo, presidente della Biblioteca Civica Bertoliana, in ricordo della figura di Ettore Gallo. Ancora: Paola Marini, direttrice delle Gallerie dell’Accademia Venezia, Maddalena Scimemi, docente di Storia dell’architettura contemporanea al Corso di laurea in Disegno industriale dell’Università di San Marino, Vitale Zanchettin, docente di Storia dell’architettura all’Università IUAV di Venezia, e Guido Beltramini, direttore del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio (Cisa).

Scarpa è considerato uno dei più importanti architetti del Novecento. Anche se di fatto, architetto, sulla carta, non fu mai. Quella laurea, ad honorem, che voleva mettere a tacere le maldicenze dell’Ordine degli Architetti e porre fine all’eterna questione sulla legittimità del lavoro di Scarpa e delle sue opere, arrivò troppo tardi, in un anno per lui cruciale. Proprio nel 1978, il grande architetto veneto venne a mancare per un banale incidente a Sendai, in Giappone. Ilaria Abbondandolo, segretario culturale del Cisa, mi consiglia di visitare il Centro Carlo Scarpa di Treviso, voluto dal figlio e designer Tobia Scarpa. Tutti i disegni erano in gestione al MAXXI di Roma, poi spostati a Treviso per creare una continuità nell’opera scarpiana e non sradicare dal territorio una produzione di così alto valore. Quando le chiedo quale possa essere considerata una connessione tra la figura scarpiana e quella palladiana, ammesso vi sia, la Abbondandolo spiega che «certamente si parla di due eccellenze venete, non vi sono affinità formali, anche se Scarpa, pur non usando un linguaggio classico, ha sempre dato grande importanza alla storia dell’architettura». Poi mi racconta una storia. Una storia che parla di un gioco di tanti anni fa. Quella di una biglia che scorre, sotto il portico di Palazzo Chiericati.