Scambi culturali anti-barbarie, esempio Pigafetta

Anche se purtroppo non diffusa (sono i prof i primi a ostacolarla), la comunicazione fra culture diverse è un’utile attività formativa. E civile

Camminando nei corridoi del Liceo Classico “Antonio Pigafetta” di Vicenza non è insolito incontrare studenti o studentesse provenienti da diverse scuole straniere. E’ una caratteristica storica della prestigiosa scuola inserire nelle attività formative lo scambio culturale. Se il Comune berico poté avviare il gemellaggio con Annecy nel 1991, deve ringraziare il Pigafetta, che organizzò i primi contatti per lo scambio di giovani fra le due città. In questi ultimi anni si è intensificata l’attività. Pamplona in Spagna, Konstanz e Lüdenscheid in Germania, Londra, Parigi, Budapest, Glamsbjerg in Danimarca sono alcune città in cui gli studenti vicentini hanno trovato ospitalità presso i relativi istituti stranieri. Dal 2012 va segnalata un’esperienza molto significativa: il gemellaggio del Pigafetta con il Dps South School di Bangalore in India, un istituto scolastico di oltre 7000 allievi presente nella metropoli indiana di oltre 8 milioni di abitanti e centro scientifico di eccellenza. Non sono andati in India gli studenti del quarto o quinto anno, mai sedicenni di una classe seconda. L’ospitalità è avvenuta nelle famiglie indiane. Per reciprocità i genitori vicentini hanno accolto i coetanei indiani, superando le iniziali perplessità. Vivere nelle famiglie per diversi giorni ha permesso ai ragazzi di entrare direttamente in contatto con i costumi, il censo sociale, il cibo e anche la religiosità induista. Per il prossimo futuro il liceo ha in programma un viaggio studio in Cina. Sono esempi importanti per promuovere un’educazione interculturale e contribuire a evitare lo scontro di civiltà cui la società odierna ci ha abituati.

Non sempre è facile organizzare queste iniziative: a ostacolarle non sono principalmente i problemi economici delle famiglie, che comunque esistono, bensì gli stessi docenti irritati per la fastidiosa interruzione delle attività di studio, non comprendendo che anche questa è “normale” didattica. A sostenere questi progetti, che sono diversi dalle esperienze individuali di giovani che si recano all’estero per diversi mesi o per un anno, ci sono i programmi europei denominati Erasmus+. Tuttavia sono molto complessi e sottoposti a valutazioni incerte. Su un totale di circa 1000 progetti europei presentati in Italia l’anno scorso, solo il 9% è stato approvato. A Vicenza solo due scuole hanno presentato le domande di partecipazione all’Erasmus+, che però non sono state accolte.

Per sviluppare quest’area formativa e culturale, occorre soprattutto un collegamento territoriale che è assente. L’amministrazione comunale vicentina, ad esempio, da oltre 15 anni non sostiene più gli scambi culturali con pacchetti turistici organizzati, con incontri e con un coordinamento. Non è un problema economico, riguarda, invece, il supporto tecnico e logistico. Sarebbe utilissimo studiare e approfondire gli strumenti che l’Ue e altre istituzioni mettono a disposizione, per favorire le sinergie fra mondo della formazione e quello del lavoro a livello internazionale. Una diffusione e conoscenza di questi scambi, un censimento delle iniziative realizzate negli istituti vicentini, un collegamento operativo fra scuole, istituzioni locali, agenzie economiche sono i primi dati da analizzare per il miglioramento dell’interculturalità e delle conoscenze tecnico e scientifiche o imprenditoriali di altri paesi. Purtroppo, le esperienze importanti e stimolanti come quella realizzate dal Liceo Pigafetta, come da altre scuole, rimangono isolate, non diffuse nel territorio e non si trasformano in buone pratiche.