«Azioni BpVi, non solo Bankitalia sapeva»

Riceviamo e pubblichiamo una lettera della lettrice Francesca Zambon Ceraso sul caso del prezzo delle azioni della Banca Popolare di Vicenza. 

Ho potuto leggere, nella Stampa di Torino del 27/10/2015,una serie di precisazioni di Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, sul caso BpVi. Si legge che «Richiami sono stati formulati più volte, a iniziare dal 2001, allorchè una ispezione di vigilanza rilevò l’assenza di criteri obiettivi per la determinazione del prezzo delle azioni .Un’ispezione tornò sul punto nel 2007/2008, rilevando come le modalità di determinazione del prezzo delle azioni fossero basate su prassi non codificate e valutazioni non rigorose. Una successiva ispezione nel 2009 rilevò come, nonostante i ripetuti richiami della Vigilanza, la BpVi non avesse adeguato il prezzo delle sue azioni a una redditività che si era, nel frattempo, ridotta.  Solo nel 2011 la BpVi stabilì linee guida per la determinazione del prezzo che da allora rimase fermo a euro 62,50 per quattro anni per poi scendere a euro 48 nel 2015».

Il resto è noto. Di quello che avveniva alla BpVi non era però a conoscenza solo la Banca d’Italia. Nel 2008, dietro ripetute insistenze del mio gestore, i cui analisti a Milano ritenevano il prezzo delle azioni BpVi molto sopravvalutato, ho convinto mio marito, riluttante e incredulo, perchè molto affezionato per lavoro e per tradizione familiare alla storica banca cittadina, a vendere la quasi totalità delle sue azioni. Quindi se ben sette anni fa il problema era già conosciuto nel mondo degli affari e della finanza, gli intoccabili vertici della BpVi non potevano non sapere. Mi chiedo allora con quale coraggio e con quale spregiudicatezza avvallavano questo inganno, rassicuravano e consigliavano ignare persone, assistevano, candidi e puri, a messe festive con comunione, inviavano lettere apparentemente tranquillizzanti ma sfacciatamente elusive . Chi pagherà?

Francesca Zambon Ceraso

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