Palladio fuori dal comune? Villa Contarini

Tra barocco e rinascimentale, la reggia di Piazzola del Brenta nasconde piacevoli sorprese. E divertenti aneddoti

Se è vero che le recensioni su internet non sono sempre affidabili, è vero anche che le guardiamo tutti, prima di visitare un luogo o mangiare in un ristorante. E così ho fatto anche io con Villa Contarini, a Piazzola sul Brenta nel Padovano. Cerco il fidato Trip Advisor che, inaspettatamente, elenca una serie di commenti non solo positivi, ma esageratamente entusiasti, penso io. E mi incuriosisco ancora di più. Novembre non è proprio il mese ideale per chi volesse stare in adorazione di un cielo azzurro, ma la villa si presenta in tutto il suo fascino, barocca e rinascimentale, maestosa ma non troppo, imponente ma a misura d’uomo. Questa volta ho deciso di provare l’esperimento di portare anche mia sorella, non proprio propensa a questo tipo di escursioni. Questa villa è un po’ una scommessa per diversità di stile, posizione, storia, stagione. Siamo pronte, saliamo le scale ed entriamo.

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All’entrata incontriamo una signora che siede dietro la biglietteria –in cappotto, capiremo poi che il freddo si sta facendo sentire anche dentro. Ci spiega che la Villa si può visitare solo con la guida e che ogni ora partono le visite che durano circa 50 minuti (tutto compreso nel biglietto da 7 euro: entrata alla villa, visita guidata e accesso ai soli 40 ettari di giardini esterni, un vero affare insomma). Siamo un po’ in anticipo e quindi ci consiglia di visitare la mostra che sarà aperta fino al 30 novembre, “Armonia del Vero”, il titolo che ci accoglie all’ingresso. Quest’ala della villa dedicata all’esposizione è la prima a lasciarci piacevolmente stupite: una serie di archi ben illuminati ciascuno con un tema che tiene come capisaldi il Verismo da un lato e il territorio veneto dall’altro. Ma non pensate – cosa che avevo fatto io prima di entrare – alla mostra pallosa e scontata: dalle scene di genere al sapore delle commedie goldoniane con scambi di identità, fino al canalettismo di Venezia. Due quadri mi colpiscono particolarmente il Cara, ti xe tanto bela di Da Molin per la scena divertente su sfondo veneziano e l’opera Festa del Redentore. Il nostro modo di festeggiare la stessa festa negli anni 2000 è giusto un po’… diverso!

IMG_5051Iniziamo la visita guidata personale –come dicevamo non c’è molta gente in questo periodo dell’anno, quindi ancora meglio!- con Arianna che mi fa subito tornare alla mente la recensione di Trip Advisor, entusiasta sulla guida: quello che davvero mi stupisce è la quantità di piccole curiosità che ci racconta. Per esempio quando entriamo nell’ala est, a destra della prima sala se ne apre una con il dipinto, sul soffitto, di una ragazza che sorride volteggiando su un’altalena. Ebbene, secondo i gossip del tempo, quella sarebbe stata l’amante di Marco Contarini e la moglie, accortasi della situazione, aveva fatto aggiungere uno strato di legno che coprisse il dipinto e che fu tolto solo molti anni dopo.

Facciamo una premessa fondamentale per capire che cos’era questa villa e come si è trasformata. Nel 1546 Paolo e Francesco Contarini fanno costruire il nucleo centrale, che da soli dieci anni si attribuisce con certezza a Palladio grazie a un disegno inedito. A vedere la villa oggi, tuttavia, viene proprio da chiedersi: ma dov’è l’arte di Palladio?! Dall’esterno, infatti, l’impatto è tutto barocco grazie all’ampliamento e alle forti rivisitazioni volute da Marco Contarini. È proprio grazie a questo personaggio intraprendente – procuratore di San Marco, carica più alta dopo quella di Doge – che la Villa diventa non solo un luogo estivo ma anche il fulcro di grandi eventi, feste dove i nobili ne approfittavano per parlare di politica, di affari e della vita di campagna. E assaggiare anche prodotti tipici, era sempre il procuratore Contarini che faceva arrivare dal mercato di Venezia spezie e altri alimenti orientali per i suoi ospiti.

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Un’altra storia riguarda la “radio” del ’600: se crediamo di essere noi moderni i più all’avanguardia, ci sbagliamo di grosso. Tutto veniva preparato nel salone centrale – il vecchio corpo palladiano – e gli ospiti ascoltavano musica senza però vedere dove fossero i musici. Nel soffitto c’è un’apertura ottagonale che fa intravedere la Sala della Musica, sopra la quale stavano le fanciulle a suonare –erano tutte ragazze orfane che studiavano in un chiostro nei paraggi. La sala gode quindi di una sorta di cassa armonica che riesce a far andare il suono in alto e poi a farlo scendere verso il salone con banchetti e ospiti.«E’ proprio il concetto moderno di musica» ci dice Arianna», «sentire la musica come se venisse dalle casse, una vera rivoluzione per l’epoca che indica anche il livello di cultura di Contarini».

Nell’800 la proprietà passa alla famiglia Camerini che mette in atto una massiccia opera di industrializzazione della zona –dalla finestra si scorge una ciminiera dietro la piazza, si tratta della più grande fabbrica della famiglia, dedicata alla lavorazione della iuta. La villa, purtroppo, rimane incompleta, come si nota dall’esterno: nell’ala ovest mancano le statue, ma soprattutto quella parte di porticato che oggi circonda la piazza ed era una volta della villa doveva essere chiusa anche dal lato ovest ma non fu mai finita; in sostituzione oggi vediamo un semicerchio di alberi che conclude simbolicamente l’antico progetto. La piazza è davvero di una particolarità e stile notevole non solo per la bellezza di questa vecchia ala un tempo appartenente alla villa e sede degli alloggi degli ospiti, ma anche per l’atmosfera che si respira. Innanzitutto se avete problemi di orologi, a quanto pare questo posto fa per voi, ce ne sono addirittura due nella piazza…

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Il porticato poi continua con una serie di negozi, dal fruttivendolo –che sembra un vero e proprio punto di ritrovo del paese- al bar all’angolo da cui si gode una vista notevole della villa… per un vero caffè artistico! Prima di terminare la visita Arianna ci porta alla biblioteca, purtroppo danneggiata dal terremoto di Modena nel 2012, ma ristrutturata – libro per libro – dalla Regione Veneto, che possiede la villa dal 2005. La biblioteca è una delle parti più d’impatto: una struttura in legno con migliaia di libri antichi –e pensate consultabili su richiesta!- che vanno dalle riviste di moda delle mogli che si sono succedute a una copia del Principe di Machiavelli, dalla copertina che definirei vissuta.

Diamo uno sguardo ai quaranta ettari intorno: un parco della biodiversità, dal 2012 diventato anche parco biologico. Dopo due ore abbondanti usciamo dalla villa con un certo languorino e decidiamo di provare il ristorante nella piazza centrale appena fuori, per un menù tipico a soli 11 euro. Assolutamente da provare!

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Dopo questa mattinata di piacevoli sorprese possiamo dire che la scommessa è stata vinta. Questo angolo di Piazzola del Brenta è circondato da una bellezza particolare data dal mix di stili e persone che l’hanno voluta e costruita. La gentilezza di chi abita questo luogo è in perfetta sintonia con quella della villa. Tornando in macchina penso che siamo pieni di bellezze dietro casa e che trovare un pretesto, dall’orologio, alla trattoria, al caffè artistico per vedere queste perle venete vale davvero la pena.