Scuola “no gender” Padova, sì dal vescovo Cipolla

Mentre gli abitanti del quartiere Montà sono per lo più sfavorevoli, la diocesi lascia fare (con qualche condizione)

Scuola parentale sì, scuola parentale no. In questa serie di interviste on the road i cittadini di Montà, una frazione di Padova, si esprimono sulla classe dell’infanzia apertamente  “no gender” ospitata nei locali della parrocchia di Sant’Ignazio di Loyola (in foto, la chiesa). Classe che tante polemiche ha scatenato nelle scorse settimane. Poche le voci a favore, pure tra i più ostili alla cosiddetta “teoria gender”, anche se non manca chi critica l’istruzione pubblica e appoggia la libertà dei genitori di scegliere come educare i propri figli.

Attorno all’argomento, già approfondito da Vvox.it, c’è anche una certa confusione, in particolare quando le opinioni sugli studi di genere si intrecciano con il tema dell’omosessualità. Anche in questo caso Vvox, sempre a Padova, aveva affrontato l’argomento con un’intervista ad un prelato autodichiaratosi gay che accendeva i riflettori  sulla “questione omosessuale” sia in ambito veneto che nazionale

Interpellata, la curia patavina guidata da monsignor Cipolla non commenta in alcun modo le dichiarazioni del prelato padovano. Diversamente, sulla scuola parentale di Montà, interviene attraverso Sara Melchiori, capo ufficio stampa della diocesi: «quella scuola ha una sua genesi nel tempo ed è comunque monitorata. Erano state date precise indicazioni al parroco di Montà di non essere in prima persona coinvolto nella cosa e di non utilizzare le strutture parrocchiali». Poi una seconda precisazione: «Non si trattava di una però valutazione nel merito. Al parroco è stato detto che se queste persone vogliono fare la scuola parentale possono farla. Ma il tutto deve rispettare le disposizioni della Cei in tema di insegnamento. C’è stato comunque un continuo contatto col parroco e con la comunità».

Ha collaborato Marco Milioni