Villa Barbaro, “the ultimate Palladio”

Alla scoperta dell’ultima, ma soprattutto definitiva opera (come bellezza magica) del nostro Andrea. Con un brindisi finale “speciale”

Villa Barbaro a Maser, in provincia di Treviso, non è una villa come le altre. E non solo per la sua magnificenza, da Versailles ante litteram, ma anche perché il Tempietto della villa, commissionato vent’anni dopo la residenza, fu l’ultima opera di Andrea Palladio e Maser è proprio il luogo in cui, secondo la tradizione, l’architetto morì nel 1584.

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Situata alle pendici degli ameni colli asolani da dove domina la campagna antistante, si trova al centro di una tenuta agricola ed è sede di cantine storiche (come Villa Serego), ed è abitata dai proprietari (come la Malcontenta di Mira). Villa Brabaro, tuttavia, è peculiare per diversi motivi. Per cominciare, sentite un po’ cosa ha fatto quel genio di Palladio: ha trasformato una casa già esistente agganciandola alle barchesse. Insomma, ha preso un edificio “comune” e l’ha reso unico, un’opera d’arte, un po’ come a Vicenza ha eretto l’imponente Basilica a mo’ di cappotto sopra il Palazzo della Ragione.

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I colori caldi dell’autunno, l’aria frizzante di fine novembre, le vette innevate delle Prealpi Trevigiane, al mio arrivo tutto contribuisce ad esaltare l’atmosfera idillica, un po’ fuori dal tempo. Trattandosi di una residenza privata, anche qui è vietato fare fotografie e riprese, ma fortunatamente questa volta i padroni di casa sono stati così gentili da concedermi qualche scatto. Si accede alla biglietteria e alle sale interne percorrendo il portico orientale, disegnato ispirandosi agli antichi monumenti dell’epoca romana. All’esterno, le colombaie ospitavano i piccioni viaggiatori che fungevano da mezzo di comunicazione. Altro che Twitter!

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Funzionano ancora, precise come un orologio atomico, le meridiane sulla facciata. Quella ovest segna l’ora e l’inizio delle stagioni, mentre quella est – in foto – è un calendario zodiacale che indica la data d’ingresso del Sole nel corrispondente segno dello Zodiaco.

Accanto all’ingresso si trova una cesta con delle babbucce taglia bigfoot da indossare sopra le scarpe per non danneggiare il prezioso pavimento e una bacheca con delle guide in varie lingue per apprezzare appieno le stanze affrescate da Paolo Veronese, uno dei tesori più importanti del rinascimento veneziano, ricche di simbologie e aneddoti. Ognuna ha una sua storia e un suo significato: la Sala a crociera, così chiamata per la sua forma a croce, la Stanza di Bacco, custode delle uve di Maser, la Sala dell’Olimpo, cuore della casa, la Stanza della Lucerna, dove un putto dipinto regge la lampada – vera – che pende dalla volta. E ancora, la Stanza del Tribunale d’Amore, la Stanza del cane… Un solo articolo non basterebbe a descrivere tutte le meraviglie di Villa Barbaro.

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Ma la vera chicca, che a parere mio basta a rendere questo gioiello il non plus ultra delle ville palladiano, è il Ninfeo nel retro della tenuta, una fontana monumentale ricavata scavando la parete del colle. Un angolo di paradiso immerso nel verde e rinfrescato da zampilli d’acqua che non ha solo una funzione estetica. Grazie a un sofisticato sistema idraulico, infatti, l’acqua della peschiera viene trasportata negli ambienti di servizio, e quindi raggiunge le fontane antistanti la villa, per terminare poi nell’irrigazione dei campi, un exploit tecnologico che ancora una volta testimonia l’inventiva rivoluzionaria di Andrea.

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Dulcis in fundo, ai piedi della villa si trova l’ultima creazione di Palladio, il Tempietto commissionato da Marcantonio Barbaro come regalo per la comunità di Maser. Una chiesa a pianta circolare, su modello del Pantheon romano, esplicitamente richiamato dalle colonne del pronao e dalla cupola. Lascia l’amaro in bocca sapere che, dopo averla immaginata e progettata per lunghi anni, il vecchio Palladio non abbia potuto vederla compiuta, ma il risultato è nondimeno pregevole.

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Per rifarmi le papille gustative, al termine della visita potevo forse esimermi dal fermarmi al “de Gusto” , nella casa colonica adiacente alla villa, per degustare un bicchiere di rosso chiamato, per non sbagliare, “Andrea Palladio”, delle cantine Villa di Maser? Certo che no! Solo un bicchierino, però, che poi si torna al tran tran del ventunesimo secolo…purtroppo.