“Teoria gender”, cosa avrebbe detto Pasolini?

Tiriamo le somme di una serie di articoli pubblicati sul tema. Dietro cui si cela “il” tema per eccellenza

L’infuocata polemica sul cosiddetto “gender” e sul disegno di legge Fedeli ha un merito: far rientrare la vita nel dibattito politico, solitamente occupato ad auscultare l’ombelico di lorsignori asserragliati nel Palazzo. Ma è condotta con un tale tasso di fanatismo da ambedue i fronti, per cui il povero cristo che voglia farsi un’idea ancorata alla realtà dei fatti, senza pregiudizi, non ha speranze in partenza. Veneto Vox in questi mesi ha cercato di fornire un ventaglio di spunti e visioni differenti a favor di lettore: da chi nega esista una pericolosa “teoria gender”, a chi pensa l’esatto opposto, passando per l’analisi documentata di libri messi all’indice fino, da ultimo, all’unico caso veneto di scuola “no gender”).

NESSUNA “TEORIA” GENDER
Se intesa come corpus organico di opere e autori che dichiaratamente si riconoscono in una scuola o corrente di pensiero, non esiste una “teoria gender”. Esistono invece filoni di studio socio-antropologico (gender studies) e singoli pensatori, soprattutto pensatrici di matrice femminista (e si capisce: le donne come “sesso debole” e oppresso che lottano per la parità hanno un parallelo negli omosessuali “senza diritti”), che giungono alla conclusione per cui ciò che uno che sente di essere (poniamo: maschio) prevale su ciò che uno é (poniamo: femmina). Secondo tale prospettiva, il genere (gender) è una questione culturale e sociale che l’individuo può elaborare volontariamente, al di là del sesso biologico di nascita. Chi contesta questa impostazione sostiene che il primato é, e deve restare, al dato di natura. Ovvero: l’appartenenza al genere maschile o femminile (l’insieme di modi e scelte che caratterizzano la maschilità e la femminilità) deriva dal fatto di essere maschio o femmina, tertium non datur.

VERO SCOPO (O PAURA): PARITA’ ETERO-OMO
Da un lato, i No Gender temono come la peste che inculcare ai piccoli la parificazione fra atteggiamenti  etero e omo li induca a considerare l’omosessualità come un’opzione “normale” tanto quanto l’eterosessualità. Il che spianerebbe la strada alla sua diffusione di massa, al matrimonio gay e all’erosione definitiva di quel che rimane dell’istituto tradizionale della famiglia (padre, madre e figli generati da coppia sposata). Dall’altro lato, i Sì Gender mirano a inserire nell’educazione scolastica obbligatoria il rispetto per le famiglie omosessuali (con annessa possibilità di adottare figli, anche in provetta) e per l’omosessualità in sé considerata una pacifica variante dei modi di vita. E, naturalmente, ciò faciliterebbe nella società l’assimilazione delle nozze gay e della totale parificazione fra etero e omo di cui sopra. Senza per questo attentare alla sopravvivenza della famiglia vecchio stampo.

FAMIGLIA GIA’ DISTRUTTA
Quel che non colgono i No Gender è che la tendenza sottotraccia del nostro mondo, lo scardinamento di ogni limite (etico e quindi anche sessuale), che rende neutre e interscambiabili le differenze naturali, relativizzandole, cambiandone la percezione, trasformandole da dati oggettivi in atti soggettivi, è dovuta all’Economia e alla Tecnica a cui loro, in concreto, non si ribellano punto. E’ il nichilismo, baby. Se tutto è possibile, tutto è permesso. Perciò se voglio essere quel che mi pare, devo poter fare quel che mi pare, e la legge deve garantirmi. E’ la logica, in fondo fisiologica, di una società che mette al centro l’ego individuale, non é un premeditato complotto demopluto di poteri forti mondiali (di cui, nel pur interessante libro che in Italia ha meglio riassunto questa tesi – qui l’intervista all’autricenon c’è traccia di prova convincente). Ma chi ha lasciato che l’individualismo straccione dilagasse svuotando di senso tutto ciò che incontrava? Anche gli stessi cattolici che in buona fede combattono per la famiglia. Ben prima dell’onda montante sul matrimonio gay (paradossalmente un recupero dell’aspirazione, molto borghese, a “fare una famiglia”), fra un avemaria e l’altro hanno contribuito a sminuirla e declassarla fornicando con la “libertà” di fare di tutto un mercato, una merce con un prezzo, tutto comprabile, tutto vendibile, pregando Dio la domenica e adorando Mammona negli altri sei giorni della settimana.

GAY, MINORANZA INTOLLERANTE
Gli attivisti gay (una minoranza, come tutti gli attivisti) e i sostenitori dell’educazione al “gender” chiedono ragionevolmente l’ovvio: a scuola si insegni il rispetto per chi é “diverso” (come del resto nel pretendere diritti di buonsenso previsti nelle “unioni civili“). Perciò parlare del ddl Fedeli come cavallo di troia dell’ideologia gender pare un tantino paranoico e sopravvalutante. E’ più banalmente un segno dei tempi, e un legittimo obiettivo politico della lobby gay (che c’é, come ce ne sono tante altre). Quel che è inaccettabile è la loro intolleranza nei confronti di chiunque non ne condivida le battaglie o si azzardi a condurne una che loro non condividono (per dire: la scuola parentale di Padova è stata seppellita di critiche degne di miglior causa, ad esempio dal deputato del Pd Alessandro Zan: ma porca miseria, secondo Costituzione le famiglie saranno libere di educare i propri pargoli come più le aggrada, o bisogna chiedere il permesso a Zan?). Ancor più grave e questo sì rischioso – oltre che infantile – è che si scaglino istericamente, straparlando di “nazismo” e altre paranoie uguale e contrarie a quelle degli avversari, contro lo stesso concetto di “natura”. Due omosessuali non possono fare figli, da qui non si scappa. E’ giusto aggirare un limite naturale, ignorandolo? Questo è il tema.

I LIMITI (TRAGICI) DELLA NATURA
Il tema dei temi. Perchè investe l’intero modello di vita che abbiamo costruito, sempre più artificiale, che ha devastato non solo l’ecosistema fisico, ma anche desertificato l’ecologia interiore. E’ quel che aveva capito, in anticipo sui tempi, l’omosessuale Pier Paolo Pasolini: la società dei consumi, che consuma tutto compresi i sentimenti e gli ideali, non rispetta più i divieti della natura, misteriosi e tragici. E così si perde, si danna, si nichilizza. Sarebbe stato un Sì Gender o un No Gender, l’anti-borghese e scandaloso Pasolini? Diciamo meglio: su che piano l’avrebbe messa, il libertino e libertario (ma nient’affatto liberale) che andava sistematicamente contro i luoghi comuni del “progresso”, il reazionario rosso Pasolini? In cosa avrebbe identificato il conformismo prevalente?