Questione “gender”: seguire la Natura? Anche no

La natura maestra di vita (e di leggi) ci porterebbe indietro. Meglio la cultura, e la sua evoluzione. Pasolini? Lasciamolo in pace

Caro Direttore,
dopo aver esposto con molta chiarezza e onestà intellettuale (merce rara in questo dibattito che più ideologico di così si muore) i vari attori di questa battaglia, viene portato avanti il “tema dei temi”: il rapporto con la natura. Rapporto con la natura che è, da che mondo è mondo, cavallo di battaglia di reazionari e conservatori di tutto il mondo. Tanto per fare degli esempi forti, punire le donne per un eventuale adulterio risponde a logiche di tipo naturale (protezione della propria linea genetica e affermazione della stessa); abbandonare malati e storpi al loro destino, pure (rafforzamento del branco); siamo davvero sicuri di voler usare la natura come bussola? L’intero concetto cristiano di perdono è, per esempio, una chiara costruzione sociale che non risponde a istinti di tipo naturale: vero, esistono delle forme di socialità tra i vari animali, ma un animale attaccato da un altro non si mette di certo a perdonarlo. Se ha la possibilità gli salta alla gola e tanti saluti. Lo stesso vale per le famiglie mononucleari e per la monogamia, molto poco scontate nel mondo animale.

La famiglia tradizionale è un’invenzione (e infatti la chiamano tradizionale e non naturale, riconoscendo essi stessi l’impossibilità di farla passare per un prodotto degli istinti naturali). Appare così chiaro che quasi tutte le cose che diamo per scontate siano delle costruzioni sociali sedimentatesi e cementatesi nel tempo, frutto di condizioni ambientali, culturali e sociali ben precise, e pertanto non immutabili. La stessa famiglia di cui si legge nell’Antico Testamento composta da marito, moglie, figli legittimi, concubine, figli bastardi, schiavi e schiave, non esiste più. Il clan del medioevo non esiste più. La famiglia tradizionale e non allargata è frutto dell’epoca moderna che tende a sparpagliare gli individui in base alle necessità economiche. Capita quindi che le generazioni successive abbandonino quelle precedenti e così via. C’est la vie. Il fuoco, le case, la democrazia, le assicurazioni, le pensioni: tutto questo è artificiale. La plastica. I social network sui quali ci scanniamo. Lavorare otto ore al giorno (se si è fortunati!). Tutto artificiale, tutto “innaturale”. Vogliamo davvero buttare via due milioni di anni di cambiamento per tornare alla “natura”?

Esistono tre livelli di descrizione di una persona: il sesso (sex), il genere (gender) e l’orientamento. Il sesso rappresenta il livello più basso, quello delle caratteristiche anatomiche generali e dell’apparato sessuale delle persona, di cui XY (“maschio”) e XX (“femmina”) rappresentano i due poli (altre forme, benché rare, esistono). Il genere, identificabile coi poli “uomo” e “donna”, rappresenta invece l’insieme di caratteristiche comportamentali e sociali attribuite a questi “ruoli”.
L’orientamento, invece, rappresenta la parte erotica dell’individuo, ne definisce le regole di attrazione per altri individui (etero e omosessuale sono solo due poli dello spettro, al di fuori del quale si colloca, ad esempio, l’asessualità). Prendendo per buona questa definizione, quindi, i ruoli di genere – uomo, donna – e così via, sono delle costruzioni artificiali cementate da secoli di tradizione. Nulla di immodificabile, quindi. Spero che nessuno di noi reagisca alle offese come facevano i vichinghi. O gli illuministi con la pistola facile.

Col cambiare della società, cambia anche la forma che queste costruzioni assumono. L’avvento del femminismo, dell’età dei diritti e delle minoranze (ancora in itinere, purtroppo) richiede un cambiamento notevole. Cambiamento che è stato avviato – come già si faceva notare – dal capitalismo stesso, ma che non è per questo necessariamente un cambiamento senz’anima o consumista. Anzi: ad una visione del mondo gregaria e liberticida di ruoli sociali predeterminati alla nascita dai quali solo i potenti possono liberarsi (per quanto più o meno di nascosto un omosessuale ricco è sempre stato più libero di un omosessuale povero, non prendiamoci in giro) si oppone una visione squisitamente antropocentrica di autodeterminazione e autogestione anarchica. E a chi parla di complotti e tentativi di intruppare i giovani chiedo: è più libero chi impara a seguire le strade prestabilite per lui persino a livello sessuale o uno che viene incoraggiato a conoscersi e a decidere da sé che ruolo giocare nella società? La risposta può variare. Ma non mi si tiri in mezzo la natura, che a ascoltarla staremmo ancora raccogliendo bacche al freddo sperando di non incontrare un lupo.

Ugo Tovil
Kollettivo Ferramenta

PS. Pasolini cos’avrebbe detto? Non ne ho idea. Pasolini è morto e la società che lo ha ucciso era parecchio diversa da quella attuale. Che ne dite, smettiamo di citarlo a sproposito tutti quanti e lasciamolo a godersi il suo meritato riposo? Facciamo così, dai.

Caro Tovil,
no, non facciamo che lo lasciamo al passato, il controverso e tragico PPP. La sua denuncia della modernità è ancora attualissima. Ed è imperniata, almeno a mio modesto avviso, su un punto che non sfiora neanche di lontano, a quanto sembra, il suo modo di pensare, molto dogmatico: il recupero del limite, di quei paletti e confini che devono esserci, altrimenti l’arrogantissima razza umana non sta meglio, sta peggio. Tornare all’età della pietra è la comoda e arciscontata iperbole per aggirare il problema, questo problema: dopo tanto progresso, da lei magnificato, il disagio esistenziale si è acuito? Secondo me, sì. Proprio perché ci siamo via via distaccati, verità in tasca e sole in fronte, da quella natura che a lei fa tanto orrore (per inciso: agli animali é ignota la crudeltà consapevole e premeditata, che è propria dell’uomo). Si stava meglio quando si stava peggio? Sì e no. Richiamare il reazionarismo di Pasolini (e già, era proprio un reazionario: che orrore, eh?) ha senso per correggere la disumanizzante piega che ha preso la nostra società iper-tecnologica e ultra-economicista. La Costituzione, parto di culture nient’affatto reazionarie e che quindi lei dovrebbe amare molto, parla all’articolo 29 di famiglia come “società naturale”. Il sottoscritto sta alla lettera del significato di natura: “complesso di tutte le cose e di tutti gli esseri esistenti nell’universo, regolato da leggi proprie”. Da leggi proprie. Una di queste è la differenza fra maschio e femmina, i cui ruoli sociali cambiano certamente (nessuna nostalgia per il gineceo greco né per il reato di sodomia o di offesa alla pubblica morale), ma che resta, volenti o nolenti, la conditio sine qua non della stessa esistenza umana. a.m.