Export, Verona capitale italiana del vino

Verona è la capitale del vino italiano, ma dovrà lottare per difendere la posizione. Lo ha reso noto una ricerca del Wine Monitor di Nomisma, presentata ieri in un convegno di Confcooperative all’auditorium del Banco Popolare. Secondo lo studio Verona rimane prima in Veneto nel settore vitinicolo per fatturato (il 44 per cento del totale) e per export (il 47 per cento), ma viene superata da Treviso sia per produzione che per superficie vitata. Sono le piccole cantine, quelle con un fatturato inferiore ai due milioni e che rappresentano il 54,7 per cento del totale, a dare la forza al settore. Come riportato dal Corriere del Veneto, il Valpolicella è il vino più prodotto, con 450 milioni di ettolitri. E se negli ultimi cinque anni l’Amarone è rimasto stabile (95 milioni di ettolitri circa), il Ripasso ha superato il Valpolicella classico, con 202 milioni di ettolitri nel 2014. Soave in crescita, seguito da Bardolino e Bianco di Custoza.

Ma di interesse particolare sono i numeri dell’export, quasi raddoppiato in dieci anni. Sono quattro i paesi a trainare la produzione veronese: Germania (22%), Regno Unito (13%), Stati Uniti (11,5%) e Canada (8,2%), ma negli ultimi anni i paesi scandinavi hanno incrementato la domanda. Il futuro è incerto, perché se da un lato la svalutazione dell’euro favorisce l’export dei vini veronesi, dall’altro la caduta dei prezzi delle materie prime limita il potere d’acquisto dei consumatori dei paesi emergenti. Sarà importante puntare sul web: in Cina quasi 100 milioni di bottiglie sono vendute on line. «Guai a noi a star fermi – ha detto al Convegno il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina – dobbiamo lavorare ancora molto sull’internazionalizzazione. Verona e il Veneto con noi hanno lavorato in maniera molto positiva, a partire dall’esperienza straordinaria con Expo». E «Vinitaly è a tutti gli effetti la piattaforma del vino italiano, è nostro interesse fare di tutto per sostenerla».