Benvenuto Netflix (pur col digital divide)

L’amministratore delegato Reed Hastings: «i nostri figli ci chiederanno cosa vuol dire che uno spettacolo inizia alle 20»

“Benvenuto chi scommette in Italia”: con questa frase un mese fa il sottosegretario alle comunicazioni Antonello Giacomelli ha salutato lo sbarco in Italia di Netflix, il colosso americano che dal 1997 ad oggi ha realizzato la più grande piattaforma di streaming on demand al mondo che in oltre 50 Paesi conta circa 60 milioni di utenti, destinati a raddoppiare nei prossimi 5 anni.

Netflix non è una emittente-tv, ma una web-tv, una sorta di super videoteca che scardina il tradizionale rapporto unidirezionale  emittente-ricevente verso uno bidirezionale, dove l’abbonato sceglie da un catalogo e diventa il creatore del suo personalissimo palinsesto, tanto da generare pratiche per cui è stato coniato il termine di binge watching, quali quelle di guardare più episodi di una serie tv per volta. Sempre a proposito di neologismi, negli Stati Uniti l’invito “Netflix and chill” è diventato in slang 2.0 il sinonimo del classico provolone “vuoi salire ad ammirare la mia collezione di farfalle?”.

Con Netflix il rapporto con l’utente si avvicina al modello del cinema, con il vantaggio che non segue la legge darwiniana del botteghino e può dare spazio a produzioni indipendenti dai canali distributivi tradizionali, sul solco dell’esperienza già vista con MySpace prima e YouTube poi per cantanti e artisti low budget. Rispetto al cinema ha poi il vantaggio che ora e luogo sono elastici, visto che offre in ogni momento un portafoglio pressoché illimitato di film e serie tv su svariati device (smartphone, tablet, smart-tv, console) prediletti dal pubblico più giovane tanto da far dire all’indagine “Cinema e giovani italiani” commissionata dall’Ente Fondazione dello Spettacolo su una rosa di 1.600 giovani nati dal 1982 al 1994 che “il cinema per i nativi digitali (“millennials”) viaggia su smartphone e porta la firma dei registi americani”.

Non per nulla Reed Hastings, ceo di Netflix, arriva a presagire che arriverà presto il giorno in cui «i nostri figli ci chiederanno cosa vuol dire che uno spettacolo inizia alle 20» e Marc Andreessen, cofondatore di Netscape, vaticina che «tra dieci anni la TV sarà 100% in streaming». Attenzione però prima di decretare che la tv è morta, poichè essa resta particolarmente attrattiva per tre quarti degli over 60 e, se estendiamo la ricerca a tutte le fasce di età, il mezzo televisivo resta preferito in particolare per fruire delle serie televisive su schermi di alta qualità.

Secondo la concorrenza Netflix ha però scoperto l’acqua calda. Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia dichiara infatti: «non sono preoccupato.  Lo descrivete come l’innovazione più straordinaria della storia della tv, Ho uno straordinario rispetto per il loro lavoro. Sono non bravi, bravissimi. Però è un po’ vecchiottino in Italia» e affila le lame attraverso Sky Online (che innova la tradizionale offerta Sky di abbonamento con parabola), così come fanno anche le proposte di Telecom (Timvision), Mediaset (Infinity), Chili e similaria.
Forti scossoni potrebbero arrivare poi anche nel marketing, poichè il video streaming, a differenza dei sistemi di rilevazione classici (Auditel in testa) consente una profilazione degli utenti senza precedenti, visto che i titoli selezionati vengono erogati a seconda di una geolocalizzazione che si basa sull’indirizzo IP dell’utente, fornendo pertanto dati reali, georeferenziati e commercialmente molto preziosi. L’offerta di Netflix si basa su un abbonamento mensile che abilita tutto il bouquet.

Perché Netflix non è sbarcato prima in Italia? Per la stessa ragione per cui non si vendono autovetture sportive in un paese dove mancano le autostrade… Netflix funziona in streaming, cioè mentre si è connessi a internet, e patisce le lentezze delle connessioni italiane fuori dalle grandi aree urbane. Niente banda internet, niente visione. Se la banda salta, addio film. Se non è larga a sufficienza, addio definizione. La mancanza di banda rallentava il processo di ammodernamento e proteggeva i contenuti via etere, ed anche questo era digital divide. Nel piano di espansione europea finora non vi erano previsioni per l’Italia, penalizzata della lenta infrastrutturazione in banda larga che costituisce un tema vitale per Netflix, poiché influisce direttamente sul numero di utenti e sulla qualità del servizio erogabile. Tutto questo finchè Netflix non si è assicurata l’appoggio degli internet provider italiani più importanti e affidabili, grazie ai quali il sottosegretario alle comunicazioni ha finalmente potuto dire: benvenuto chi scommette in Italia!