Questo romanzo che sa di Vicenza, alcol e rock

Tre giovani con la sindrome di Peter Pan, l’underground musicale, elucubrazioni, onirismo: il (bel) libro del vicentino Fagarazzi

Quando si arriva in fondo, ci si rende conto che il titolo è la massima concessione al pop (sia pure in chiave british). “Alcol Supernova” è infatti una trasparente allusione a uno dei maggiori successi degli Oasis, “Champagne Supernova”, ballatona del 1995 nota anche per l’oscurità vagamente surreale dal testo. Prima, però, le epigrafi dei 24 capitoli del lavoro d’esordio del vicentino Massimo Fagarazzi disegnano una sorta di collana poetica basata su citazioni dai testi di gruppi inglesi o americani fra gli anni ’70 e i primi ’90, talvolta noti, raramente notissimi, più spesso di culto se non francamente ignoti a un pubblico di non addetti ai lavori. Unica presenza italiana, i Diaframma. Dagli albori del punk alle origini del grunge, passando per le correnti dell’alternative rock, parole talvolta oscure e talvolta trasparenti, quasi sempre immaginifiche, cariche di metafore, di rimandi, di analogie, di sofferenza, di paura, raramente di speranza.

Ma poiché questo curioso libro è un romanzo, non il profilo storico di un paio di decenni di rock angloamericano (anche se la musica vi ha un ruolo comunque primario), bisogna dare atto al suo autore che il titolo è anche onesto. Nel racconto, di champagne non se ne parla proprio mai, ma di stelle e teorie astrofisiche sì, e di alcol continuamente. La singolare storia di un trio di amici per la pelle è infatti inondata a ogni ora del giorno e della notte da vere e proprie cascate di bevande alcoliche di ogni tipo, dal banale spritz ad amari e digestivi di ogni tipo, per arrivare ai superalcolici nazionali ed esteri, fruttati o meno, passando naturalmente per svariate tipologie vinose. I tre protagonisti, insomma, passano il tempo libero a ubriacarsi. Sono super-coetanei, simbolicamente nati tutti lo stesso giorno, il primo dell’anno, dello stesso fatidico 1976. E poiché la vicenda si dipana nell’arco di una manciata di mesi, fino al Capodanno del 2000, quando arriva alla non poco sorprendente conclusione, si parla di ragazzi che hanno concluso il loro percorso scolastico, hanno anche preso una laurea, e adesso sono al dunque.

La loro scena è Vicenza Rock City, una città neanche troppo fantastica in cui di musica nei garage e nei locali se ne fa tanta e la sfida della creatività, dell’originalità è anche un passaggio esistenziale decisivo, in positivo e negativo. I tre fanno parte dell’ambiente e in ogni caso ne sono assidui frequentatori, non diversamente dall’autore Fagarazzi, che ha trascorsi come bassista (e indubbiamente una notevole competenza storico-musicale). Hanno nomi anch’essi metaforici e allusivi: Morfeo è l’io narrante, archivista in una biblioteca vicino al centro; poi c’è Hobbes, figlio di famiglia che approfitta della bambagia per elucubrare continuamente una sua filosofia intessuta di meccanica dei quanti e fisica dei buchi neri, che si riassumere in una bizzarra teoria del “megalivello”, oscura anzichenò; infine c’è Damiano, che in virtù della sua laurea in economia fa il manager in un’azienda di spedizioni ed è il più cinico.

Se l’alcol è una costante presenza, il sesso è una totale assenza. La storia non ha presenze femminili, se non evanescenti. Troppo presi nella loro amicizia, i tre preferiscono semmai dedicarsi a “bischerate” in stile “Amici miei”, sceneggiate costruite per prendersi gioco di amici e conoscenti. Ben presto, però, le loro scorribande finiscono all’attenzione della polizia. Anche perché, alle feste rock dove amano recarsi e proprio quando loro sono in zona, cominciano ad accadere degli orribili delitti opera chiaramente dalla stessa persona, che per uccidere usa una pistola sparachiodi. Ci rimettono la pelle prima uno spacciatore di piccolo cabotaggio, in sospetto di infamia per avere fatto la spia con la polizia, poi un altro ragazzi in qualche modo collegabile al mondo musicale rockettaro. Una terza vittima viene fatta fuori poco dopo essere passata al bar che è il punto di ritrovo dei tre amici.

Eviteremo di “dare spoiler”, come si dice oggi, rivelando in che modo il versante  giallo della storia trovi una soluzione inattesa e ad alto tasso di musicalità, dopo molti falsi colpi di scena e una tensione crescente che sconfina nel dramma psicologico, addirittura psichiatrico. In realtà, infatti, non è la cornice gialla, sia pure ben costruita, l’aspetto più interessante del libro. Quello che prende il lettore e non lo lascia fino in fondo è piuttosto l’originale taglio da “romanzo di formazione”, lo sviluppo e la soluzione della crisi di tre ragazzi di provincia della cosiddetta “Generazione X”, ventenni della metà degli anni ’90 che solcano una Vicenza indifferente e fredda indulgendo da un lato all’infantilismo (significativo l’episodio in sala giochi, dove i tre combattono contro una banda di tredici-quattordicenni che li sfottono perché sono “fuori età”) e dall’altro alla nostalgia del liceo, che li spinge a una clamorosa beffa ai danni di una prof aborrita.

Scritto con linguaggio ora quasi cronistico ora volutamente oscuro, un po’ troppo incline a intessere la linea narrativa con astruse elucubrazioni, caratterizzato da uno sconcertante finale parallelo al giallo, ben costruito ma un po’ artificiale, “Alcol Supernova” è comunque da segnalare. E pagine come quelle in cui si racconta di una settimana nel cuore dell’estate trascorsa da due dei tre amici fra le case di riposo della Lombardia a fingersi vecchi, o di una incursione notturna all’ospedale San Bortolo, con approdo finale all’obitorio, in cerca di un cadavere che non c’è, rivelano la felice disposizione di Fagarazzi a una narrazione di fantasia onirica, spesso spiazzante, comunque capace di vivace forza evocativa.

Massimo Fagarazzi, “Alcol Supernova”, Tragopano edizioni, pagg. 194, € 15