Popolari venete, Lannutti: soci votino no a Spa

Esplosivo il presidente nazionale di Adusbef: «ridicolo indagare su ostacolo a vigilanza, Bankitalia ridiventi pubblica»

E’ uno dei pochi in Italia ad aver il coraggio di denunciare magagne e malefatte del sistema bancario, su su fino alla Banca d’Italia e alla Bce. Elio Lannutti e l’associazione di cui è presidente e fondatore, l’Adusbef, negli scorsi si sono occupati di banche popolari venete, in particolare della BpVi, e l’hanno fatto in perfetta solitudine: prima con un esposto nel 2008, poi con un altro nel 2014 e di recente con la richiesta di arresto per l’ex presidente Zonin (indagato, assieme ad altri due ex consiglieri d’amministrazione e tre ex dirigenti della BpVi, esattamente come l’ex cda di Veneto Banca, per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, mentre secondo lei bisognerebbe ipotizzare anche altri reati, come la truffa). Lo abbiamo raggiunto alla vigilia del doppio appuntamento di domani giovedì 10 dicembre, la conferenza stampa che terrà a Vicenza col Movimento 5 Stelle e il convegno, co-organizzato da Vvox, a Falzé nel Trevigiano assieme ad esponenti della Associazione Soci Popolari Venete.

Perchè secondo lei la magistratura inquirente si è finora concentrata solo su due reati?
Il 18 marzo 2008, la nostra associazione inviava un esposto di denuncia alla Procura della Repubblica di Vicenza nella persona del suo procuratore pro tempore  Ivano Nelson Salvarani, contestando l’illiceità di talune condotte societarie della Banca Popolare di Vicenza, del suo presidente Giovanni Zonin e del consiglio di amministrazione in merito alla delibera del cda di aumento della quotazione azionaria a 58 euro, e per questo ipotizzavamo alcuni reati come estorsione, corruzione e concussione. Il 15 aprile 2009, il pubblico ministero Angela Barbaglio richiedeva al gip l’archiviazione omettendo di darne comunicazione alla parte denunciante. Il 21 aprile 2009, il gip Eloisa Pesenti, accogliendo le richieste del pm, emetteva il decreto di archiviazione. Poiché il decreto di archiviazione non veniva mai notificato al denunciante, Adusbef, che tramite l’avvocato Golino aveva subito una rappresaglia da Zonin con richiesta risarcitoria di 2,5 milioni di euro, otteneva ragioni da una sentenza di Cassazione e dal Tribunale di Roma. In queste righe il sistema della Banca Popolare di Vicenza, un sistema fraudolento di diritti e legalità. Indagare Zonin e la Bpvi per ostacolo alla vigilanza, invece di arrestarli, è un gravissimo abbaglio di magistrati con i paraocchi, che non difendono diritti ed interessi di decine di migliaia di truffati, ma lo status quo per non disturbare troppo la Banca d’Italia, la Consob ed un sistema di potere che presto arriverà al capolinea.

La Banca d’Italia nel caso delle due popolari venete non quotate ha avuto un atteggiamento differente: azzeramento dei vertici per Veneto Banca, sostanziale acquiescenza sulla Popolare di Vicenza. Bankitalia però deve applicare la legge di riforma. Al di là della denuncia, come è possibile evitare altre eventuali storture in futuro?
Ho pubblicato con Chiarelettere nel giugno scorso un libro profetico: “La Banda d’Italia”, che racconta un sistema di prevaricazione, illegalità, abusi ed ordinari soprusi a danno dei cittadini, dell’interesse generale del Paese e del bene comune. L’elenco dei disastri è lungo ed è costato miliardi ai risparmiatori, ma chi pensa che questo sia l’unico prezzo pagato è un illuso: il costo sistemico è enorme perché le banche italiane sono tre volte più care delle concorrenti europee, ma la Banca d’Italia non se ne preoccupa. Anzi, fornisce dati che sottostimano i costi effettivi delle banche misurati non solo dall’Adusbef, l’associazione degli utenti bancari, ma anche dall’Università Bocconi e da altre prestigiose istituzioni. Peggio ancora: in “La Banda d’Italia” denuncio responsabilità precise di Via Nazionale nel mancato contrasto all’usura e sulla pratica dell’anatocismo (cioè il pagamento di interessi sugli interessi) e aggiungo il carico pesante dei privilegi della casta di Via Nazionale che gode non solo di stipendi al di fuori di ogni logica (il governatore della Banca d’Italia, ormai quasi privo di poteri, guadagna molto di più del presidente della Bce e di quello della Fed), ma anche di benefit più consoni a sceicchi che a funzionari pubblici, come l’uso della carta di credito per spese personali e case di lusso a prezzi calmierati. Occorre fare una riforma coraggiosa riportando la Banca d’Italia, oggi di proprietà delle banche – che ricevono un dividendo del 6% l’anno sulle quote rivalutate nel 2013 dal ministro dell’economia Saccomanni ex dg di Banca d’Italia, da 156.000 euro a 7,5 miliardi di euro – nel controllo pubblico analogamente agli altri paesi europei e del mondo. Evitando le porte girevoli con le banche vigilate, come in centinaia di casi. Ultimo quello di Gianandrea Falchi, ex segretario di Mario Draghi quand’era a Palazzo Koch, assoldato da Zonin. Servirebbero decenni di galera per omessa vigilanza, superando un reato ridicolo come il cosiddetto “ostacolo all’attività di vigilanza” sul quale ha incentrato l’indagine la Procura di Vicenza.

La settimana prossima, sabato 19 dicembre, è fissata l’assemblea dei soci di Veneto Banca, che facendo votare sulla trasformazione in Spa costituirà un precedente per la Popolare di Vicenza, che radunerà i suoi a marzo. Quasi tutte le associazioni degli azionisti si battono per votare no. Chi è per il sì sostiene che il percorso Spa-quotazione in Borsa-aumento di capitale (favorevole a fondi finanziari e sfavorevole ai piccoli risparmiatori) sia “obbligato”, pena il commissariamento o la messa in liquidazione degli istituti. Qual è il suo suggerimento: votare sì o no alla spa, e con quali condizioni su modi e tempi relativi a ingresso in Borsa e ricapitalizzazione, sapendo che alle assemblee servono due terzi dei voti espressi?
La pur lodevole inchiesta su Mafia Capitale del Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, fa apparire ladri di polli Buzzi e Carminati, per  i valori in gioco che non superano i 200 milioni di euro, rispetto al sistema fraudolento delle due banche venete, che hanno messo in ginocchio oltre 200.000 risparmiatori, spesso indotti con metodi estorsivi a diventare azionisti, con la distruzione di oltre  5/6 miliardi di euro tra perdite e ricapitalizzazioni. Niente mutuo, prestito o fido se non acquisti le azioni illiquide, il cui valore non era determinato dal mercato, ma da valutazioni di periti pagati dalle banche stesse. Perizie secretate che devono essere acquisite nell’inchiesta penale per le conseguenti responsabilità civili e penali. Se ci fossero state le autorità di vigilanza e magistrati seri, che invece di archiviare le denunce Adusbef del 2008 inviate anche a Consob e Bankitalia, il disastro poteva essere evitato. Bankitalia, che ha commissariato banche con i conti in ordine come la Bene Banca Vacienna, i cui commissari hanno trasferito 38 milioni di euro alla Bpvi per sostenere Zonin ed i noti problemi di liquidità, ha enormi responsabilità civili e penali che devono essere accertati senza timori reverenziali dalla magistratura: altro che ostacolo alla vigilanza! Come mai Bankitalia non ha mai commissariato le due banche venete, nonostante l’allegra gestione del credito e del risparmio, che ha portato a svalutare i titoli in precedenza gonfiati?

Veniamo al punto: cosa devono fare i soci in assemblea?
I soci delle due banche devono votare contro le proposte di Spa, proponendo un’azione di responsabilità verso amministratori che hanno distrutto valore e ridotto sul lastrico decine di migliaia di azionisti senza santi in Paradiso, a differenza dei vip, che hanno potuto vendere le quote azionarie prima delle svalutazioni. Solo nel Paese alla rovescia come l’Italia, divorato da corruzione ed illegalità, i responsabili dei dissesti, i loro tirapiedi ed i distratti vigilanti vengono premiati, mentre gli onesti  vengono perseguitati dalle banche e da Equitalia. Bisogna riportare onestà, trasparenza, competenza e legalità nelle politica e nelle istituzioni, invertendo la tendenza di un’Europa costruita da banchieri, troika e Bce, che con il meccanismo del bail-in, un esproprio criminale, mette a rischio il risparmio garantito dall’art.47 della Costituzione.

Tags: , , , ,

Leggi anche questo