Smog in Veneto, la Cina è vicina. Anzi vicinissima

Venezia la peggiore. Rabito (SerenissimaMeteo): «polveri sottili sono invisibili, la gente non “vede” il problema. Ma ce l’ha nei polmoni»

Da giorni telegiornali e quotidiani titolano “smog, allarme rosso a Pechino”. Ma se la Cina soffoca, la Pianura Padana non se la passa molto meglio. Da settimane le concentrazioni  di polveri sottili sono a livelli d’allerta e nei grandi centri urbani del Veneto la qualità dell’aria è classificata come “scadente” o “pessima” dall’Arpav. Una situazione gravissima, come spiega Marco Rabito, insegnante di meteorologia e curatore del portale SerenissimaMeteo.it: «in Cina sono a livelli venti volte oltre il limite, qui siamo a due volte e mezzo. Invece di guardare a chi sta messo peggio, dovremmo cercare di fare meglio in casa nostra, perché stiamo respirando spazzatura anche noi».

Rabito spiega che «stiamo attraversando una configurazione meteorologica che non favorisce il ricambio d’aria. Negli ultimi cinquanta giorni, per quaranta abbiamo avuto alta pressione, che favorisce il ristagno degli inquinanti». Per questo motivo, mediamente i valori di Pm10 registrati nelle ultime settimane sono compresi tra 50 e 100 microgrammi per metro cubo, con alcuni sforamenti oltre 100. «Già sopra i 50 microgrammi l’aria è di scarsa qualità ed è infatti il valore limite, che per legge non andrebbe superato più di 35 giorni all’anno». Il meteo gioca a nostro sfavore, ma è pur vero che praticamente tutti gli anni in inverno le polveri raggiungono il livello d’allarme. Colpa anche della particolare conformazione orografica della Pianura Padana, che la rende la macro-regione più inquinata d’Europa. «Viviamo in una pianura circondata da montagne, una delle zone meno ventose al mondo, che è come un catino che accumula le sostanze inquinanti».

A boccheggiare sono soprattutto i grandi nuclei urbani, perché la gran parte delle polveri è prodotta dagli impianti di riscaldamento, dagli scarichi delle automobili e dal consumo degli pneumatici. «I valori peggiori si segnalano a Venezia, ma bene o male tutte le città venete registrano valori simili. Siamo tutti sulla stessa barca». Fare un confronto tra i vari capoluoghi è difficile, anche perché ci sono lacune nella raccolta dei dati. «Vicenza ha una sola centralina che misura le Pm10 e nessuna per le Pm2.5 . Tra l’altro l’unica centralina si trova nel Quartiere Italia che di certo non è tra i più inquinati. Sarebbe il caso di installarne altre, perché così equivale a barare sui dati». Nonostante ciò, il capoluogo berico è già a quota 87 sforamenti nel 2015, ben oltre il limite previsto, oltre il quale la legge impone ai Comuni di ricorrere a misure straordinarie.

Gli strumenti a disposizione degli amministratori locali, tuttavia, sono pochi. «Nell’immediato, oltre ai blocchi del traffico, che vanno pianificati tenendo conto delle effettive condizioni atmosferiche, possono soltanto imporre l’abbassamento del riscaldamento nelle strutture pubbliche. È vero che spesso gli impianti sono poco efficienti, ma soprattutto c’è il brutto vizio di tenere il riscaldamento troppo alto. Per riscaldare un ambiente sono sufficienti 18 gradi e mezzo, non va bene tenere gli uffici pubblici a 20-21 gradi con i dipendenti che girano in maniche corte. Per quel grado e mezzo in più si consuma tantissimo». Nel lungo periodo, invece, si possono studiare, come parcheggi di interscambio o incentivi e interventi per l’efficienza energetica, ma la vera sfida è prima di tutto culturale.

«Si deve partire dall’informazione e dalla sensibilizzazione. Ad esempio, un’idea utile sarebbe quella di installare centraline di rilevamento con pannelli luminosi che riportino i valori in tempo reale. Vedendo che questi valori sono fuori norma ogni giorno, magari uno inizia a preoccuparsi e a non vedere più di cattivo occhio i blocchi del traffico». Il problema è rendere popolari simili iniziative. «Se oggi non lo sono è perché la popolazione non è abbastanza sensibilizzata sui danni provocati dall’inquinamento, che sono a lungo termine e “invisibili”. Lo smog è la prima causa dell’aumento delle malattie croniche come l’asma, che colpiscono soprattutto bambini e anziani, e dei tumori alle vie respiratorie. Le polveri più sottili, in particolare, hanno la capacità di raggiungere gli alveoli polmonari e da lì non se ne vanno più».