Conegliano, non sai l’italiano? Niente cittadinanza

Niente cittadinanza a chi non parla l’italiano. È quanto deciso all’unanimità da 13 sindaci nel coneglianese che han stabilito con un protocollo che prima di poter giurare sulla Costituzione, ciascun straniero dovrà prima dimostrare la conoscenza della lingua italiana attraverso un breve scambio di domande e risposte con il primo cittadino. È richiesto una conoscenza basilare (A2) ma in caso contrario il sindaco potrà rinviare il giuramento per un periodo massimo di sei mesi. A San Pietro di Feletto (Treviso) il primo esempio: un cittadino cinese, dopo la scena muta alla cerimonia è stato “rimandato” e al secondo tentativo, dopo aver seguito un corso di italiano, è stato “promosso”.

L’iniziativa è partita dai sindaci Loris Dalto (San Pietro di Feletto), Alessandro Bonet (Godega di Sant’Urbano) e Piera Cescon (Vazzola), e interessa anche i comuni di Conegliano, Codognè, Gaiarine, Mareno di Piave, Orsago, Pieve di Soligo, Santa Lucia di Piave, San Fior, Susegana e San Vendemiano. I sindaci chiedono anche al governo di introdurre un test di lingua vero e proprio nei requisiti per la cittadinanza: «in quasi tutti gli altri Paesi succede – spiega Bonet alla Tribuna -da noi la normativa nazionale è carente. Eppure non ci sono scusanti: chi non sa la lingua dovrà frequentare una scuola di italiano, ne abbiamo una anche a Godega. Essere cittadini italiani comporta onori e oneri».

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