Derivati, Zaia inguaiato (per i project?)

Berti (M5S): «oltre alle sofferenze finanziarie temiamo che quelle poste siano a copertura dei project financing»

A Palazzo Balbi la tensione sul caso dei derivati è rimasta alta. Non c’è solo l’imbarazzo per l’ampio risalto, anche nazionale, suscitato dall’intervento del capogruppo del M5S in consiglio regionale veneto Jacopo Berti. Non c’è solo l’eco delle bordate che il democratico Pietro Ruzzante aveva lanciato nel 2014. Sullo sfondo rimane infatti un sospetto: quel «debito occulto» annidato nella pancia della Regione Veneto potrebbe essere dovuto anche alla necessità di coprire la voracità dei project financing nelle infrastrutture e nella sanità.

LA CRONISTORIA
Tra il 2003 e il 2005 la giunta guidata dall’azzurro Giancarlo Galan chiede ed ottiene due cospicui prestiti da 200 e 130 milioni di euro rispettivamente dalla irlandese Depfa bank e dall’italiana Intesa, così ricorda tra l’altro il Corveneto del giorno 11 dicembre. Per assicurare le oscillazioni degli interessi legati ai due prestiti (obbligazionari), nel 2006 la Regione si tutela con un contratto finanziario molto complesso, uno swap, ovvero una forma molto articolata di derivato che al mutare delle condizioni di mercato e degli indici posti alla base dello stesso, prevede benefici o per la parte che lo propone, o per la parte che lo sottoscrive. Si tratta di uno strumento molto delicato perché abbondano a milioni nel mondo non solo i risparmiatori colpiti da un utilizzo fraudolento di tale strumento, ma anche i grandi enti pubblici, Stati compresi, che poi hanno dovuto rimetterci milionate per averli sottoscritti senza una conoscenza precisa delle conseguenze. Questo è il motivo per cui, fra l’altro, molti economisti chiedono di vietarli, visto che il cosiddetto costo ultimo del contratto è praticamente impossibile da verificare. La questione era ed è rimasta una spina nel fianco dell’attuale governatore leghista Luca Zaia. La delibera con cui si autorizzava il derivato, infatti, era sì stata voluta da Galan, ma fu portata in giunta proprio dall’allora suo vice, cioé Zaia, perché Galan quel giorno non si presentò (i maligni ipotizzano non a caso l’ex doge conoscesse bene la polemica che sarebbe prima o poi seguita).

EQUILIBRI CONTABILI
Il grillino Berti azzanna Zaia su due lati. Uno: quelle somme utilizzate per andare a tamponare gli oneri finanziari derivanti dalla assicurazione sui mutui del 2003 e del 2005, sarebbero stornate rispetto ad impieghi ben più nobili sul piano sociale, «a partire dai servizi alla persona», in un momento di grande sofferenza per l’economia veneta. Berti rimarca che il M5S smaschera «gli amici delle banche» e parla di «330 milioni di derivati tossici» che peserebbero sul groppone della Regione. Due: quei debiti sotto forma di prestiti obbligazionari partoriti durante l’era Galan sarebbero in qualche modo stati pensati per coprire gli sconquassi che le grandi opere «realizzate nel Veneto con la finanza di progetto» hanno generato o potrebbero generare in termini di equilibrio dei conti.

BUCO SPV
Nel bollettino regionale del 2 ottobre 2015 la Regione Veneto prende atto della decisione assunta dal Commissario alla Spv Silvano Vernizzi per allungare di due anni termini di definizione e di pagamento degli espropri. Se è vero che questi spettano al soggetto privato incaricato di realizzare l’opera, la Sis-Spv, è altrettanto vero che una parte del contributo di costruzione della Pedemontana Veneta (al momento 600 milioni) viene garantito dagli enti pubblici, Regione inclusa. Ora, la proproga dei termini è stata chiesta dal privato, quindi formalmente Palazzo Balbi nulla avrebbe a che fare con la partita. Di converso, tuttavia, i privati potrebbero avere avuto un momento di difficoltà non solo perché fanno fatica a trovare sul mercato i quattrini per finanziare Spv, ma anche perché, proprio per le anomalie denunciate anche dai Cinque Stelle, la stessa Regione Veneto avrebbe dovuto parzialmente chiudere il rubinetto dei flussi finanziari, onde coprire quella quota che in Spv spetta al pubblico.

CORTE DEI CONTI
E sullo sfondo rimane un’altra incognita. Che riguarda il redde rationem che il 21 dicembre a Roma la Corte dei Conti (anche per un corposo esposto redatto dal senatore a Cinque stelle Enrico Cappelletti) ha imposto alla Regione e al commissario alla Spv proprio sulla bontà del progetto nonché sulla sua sostenibilità. Poiché era stata proprio la magistratura contabile a segnalare l’anomalia degli swap, non è escluso che le toghe alzino il sipario anche su altre circostanze riguardante il caso dei derivati.