Ospedale Padova, accordo coi privati passa col “trucco”

«L’area dei privati a Padova Est è disponibile da subito in forza di un pre-accordo approvato dalla giunta comunale e i contenuti sono stati adottati anche dal consiglio comunale con deliberazione n. 83 del 23 novembre 2015». Così il sindaco di Padova Massimo Bitonci ha spiegato alla commissione regionale per il nuovo ospedale perché la superficie complessiva disponibile per il polo sanitario è salita a 521.460 metri quadri. Uno dei punti più contestati dall’opposizione ha quindi ricevuto l’ok del Comune: secondo il Mattino una mossa “tecnica” molto abile, con la modifica urbanistica inserita all’interno della «variante al piano degli interventi per l’adeguamento alle norme e alle direttive del Pat». Parliamo di un maxi-provvedimento che contiene oltre 500 piccoli interventi richiesti dai cittadini e vari altri provvedimenti urbanistici. Ma Bitonci è riuscito a farci entrare anche la riperimetrazione dell’area dei privati a San Lazzaro, in modo tale da consentire l’accumulo di cubatura in una piccola parte e la cessione della gran parte al Comune per la futura realizzazione dell’ospedale.

L’operazione era nel mirino dell’opposizione, con il Partito Democratico che nei mesi scorsi aveva promesso «durissima battaglia» in Consiglio. Al momento della discussione però la delibera è passata senza contestazioni, probabilmente perché nessuno si è accorto che tra le tante misure previste nel testo della variante c’era anche quella riguardante l’area di Padova Est. «Il testo che è arrivato in aula parlava solo della cancellazione dei paleo-alvei, non di delimitazioni d’ambito – spiega il capogruppo del Pd Umberto Zampieri – Sull’ospedale, nonostante quello che dice il sindaco, sarà necessario tornare in consiglio con una variante al Pat e al Pi, una volta acquisito l’eventuale nuovo accordo di programma – sottolinea Zampieri – Sulla vicenda dei privati a Padova Est ci sono ancora tante domande che non hanno mai ottenuto risposta. C’è bisogno di quella trasparenza che la città chiede e che chi amministra ha l’obbligo di fornire».