Ex dipendenti Veneto Banca, accuse a Consoli

Quattro ex dipendenti di Veneto Banca che oggi hanno ruoli di rilievo in un altro istituto veneto danno rivelazioni scottanti sul “sistema Consoli”. Qualche stralcio dall’articolo a firma di Renzo Mazzaro apparso oggi su La Tribuna e gli altri quotidiani Finegil. Secondo la testimonianza dei quattro «Veneto Banca ricomprava solo azioni dagli amici di Vincenzo Consoli. Non solo Bruno Vespa, che nel settembre 2014 è riuscito a farsi rimborsare 8 milioni di euro. Anche il dentista padovano Paolo Rossi Chauvenet ha riavuto 2 milioni, quando le azioni erano sui 39-40 euro, pur essendo consigliere d’amministrazione». Tre anni fa la Tribuna diede la notizia del prestito di 7,5 milioni di euro di Veneto Banca a Denis Verdini per salvarlo dalla bancarotta del Credito Fiorentino. «Consoli non ci pensò due volte a licenziare in tronco un dipendente, che secondo lui aveva diffuso la notizia», scrive Mazzaro.

«Tra febbraio e marzo di quest’anno – raccontano i fuoriusciti di Veneto Banca -, in una cena a Villa Borromeo di Sarmeola, Consoli con a fianco il presidente Favotto rassicurava ancora i grandi soci e i dirigenti più fidati dello staff, che gli chiedevano come sarebbero andate le azioni: l’istituto è solido, le azioni non dovrebbero più scendere. Un mese dopo perdevano il 25%. Poteva essere in buona fede?». Mentre Consoli dispensava ottimismo, per i risparmiatori le cose cominciavano a mettersi male. Di qui nascerebbero le dimissioni di Francesco Favotto che, secondo i quattro ex dipendenti, non avrebbe lasciato la presidenza per ragioni di salute: «ha visto che le cose sono peggiori di quello che sembrava e non voleva essere lui dover a bastonare ulteriormente i poveri risparmiatori che hanno già rimesso i soldi. Ha preferito andarsene, che lo faccia qualcun altro».

«Ci sono crediti deteriorati da 7-8 anni, di clienti con sentenze di fallimento, che la banca non ha mai messo tra le perdite. Mai iscritti a bilancio. La parola d’ordine era lasciateli là – continuano -. Basta andare a guardare le aziende fallite nel Trevigiano e verificare la banca che le finanziava. Solo con dieci aziende totalizziamo un miliardo e mezzo di perdite. Erano pratiche da rifare anno per anno, autorizzati da Consoli. Secondo voi erano finanziamenti garantiti?». Per statuto, dal 1° gennaio all’assemblea di fine aprile, le Popolari non possono più comprare o vendere azioni. «Invece nel 2013 e nel 2014 Veneto Banca ha continuato a vendere».

«Quando ce ne siamo andati – raccontano – i nostri clienti sono stati discriminati. Per punire noi, hanno tenuto in ostaggio loro. La vendita delle azioni è prevista per statuto in ordine cronologico di richiesta e la domanda va registrata entro 3 giorni. Invece abbiamo ordini trasmessi in una data e registrati dopo molti mesi». Scrive Mazzaro: «Il capoarea che spediva le mail di insulti adesso è sospeso, con un gruppo di altri dirigenti. L’ha deciso qualche settimana fa il nuovo ad Cristiano Carrus, che dopo aver venduto il jet privato e le 180 auto blu della stagione Consoli, sta raschiando il barile in cerca di risorse. Motivo della sospensione: avevano messo in vendita le loro azioni personali nel 2015, non si sa se ancora a 39 euro o già 30,5».

«Sono dirigenti della cordata di Consoli – precisano i fuoriusciti –, sembra che abbiano venduto a lui. Consoli starebbe rastrellando azioni per rimanere in gioco, forse non direttamente, ma con un gruppo di imprenditori veneti. Banca d’Italia ha avuto non poco peso nel suggerire a Consoli di comprare a suo tempo Carifabriano, Banca Apulia e Intra, tre istituti pieni di debiti»..