Imprenditori di tutto il Veneto, unitevi!

I committenti del Palladio erano imprenditori con senso della visione. I loro attuali eredi molto meno. Ma qualcosa si muove: l’esempio della rete DOC

Nel corso del viaggio alla scoperta dell’architettura e delle ville del Palladio – che potete ripercorrere qui -, più volte ho provato la sensazione di trovarmi fuori dal tempo, sperduto in angoli di ‘500 perfettamente preservati che testimoniano la grande inventiva dell’epoca, che trovava applicazione solo grazie al sostegno di facoltosi mecenati. Se nel Rinascimento la villa-azienda era il cuore pulsante dell’economia veneta, nell’era del consumismo il baricentro – anche geografico – delle città si è spostato dalla campagna alla fabbrica. E mentre i grandi imprenditori del passato erano visionari attenti all’importanza del patrimonio storico-artistico in cui investivano in modo continuativo, l’impressione di oggi é che gli imprenditori, quando investono, non guardino al lungo periodo ma a un effimero ritorno, economico o in visibilità, nel breve o medio termine. Eppur qualcosa si muove. Una maggiore attenzione e consapevolezza del valore del nostro passato, artistico, architettonico e industriale, c’é, come spiega Foscara Porchia, presidente di Impact srl, spin-off dell’Università di Padova specializzato nella valorizzazione del patrimonio industriale e che coordina le attività della rete di Musei d’impresa “DOC – Di Origine Culturale”. Nome azzeccatissimo per un progetto nato da un protocollo tra Confindustria e Regione Veneto chiamato “Industria è/e cultura”.

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«La prima attività è stata un censimento delle attività di mecenatismo delle imprese venete. Abbiamo visto che non solo le grandi aziende, ma anche le piccole medie imprese caratteristiche del Veneto investono più di quanto si creda e gli imprenditori lo fanno senza farsi tanta pubblicità, ma solo per dare parte della loro ricchezza al territorio». Ad esempio, c’è chi promuove il patrimonio storico, come la Fondazione Aldo Morellato, che ha aperto un museo del mobile all’interno di Villa Dionisi a Cerea, nel Veronese, e chi ha creato dei premi culturali, come Stonefly, che ha avviato una collaborazione con Bevilacqua e la MAVE di Venezia per sostenere i giovani artisti. Atti spontanei e naturali in linea con il mecenatismo puro di un tempo. «È nel Dna delle imprese venete, perché sono molto legate al territorio e ne rappresentano la storia».

Dopo quattro anni, proprio in questi giorni il censimento è in fase di aggiornamento, soprattutto per vedere se e quanto la crisi ha inciso sotto questo aspetto e i dati saranno disponibili a breve. Crisi che sicuramente sta pesando sul fronte degli investimenti pubblici. I tagli al settore si fanno sentire e anche otte nere fondi dai bandi europei non è semplice come si dice, il che rende più necessario che mai trovare altre strade. «Da qui è nata l’idea di fare squadra come rete, che è un soggetto riconosciuto giuridicamente, che può risultare utile per scambiarsi esperienze e anche perFOTO 1 trovare finanziamenti». Partendo dalle risposte degli imprenditori, si è così giunti alla costituzione della rete DOC – Di Origine Culturale, che al momento comprende 8 aziende più un’associazione.

Tutti loro, parallelamente alla produzione manifatturiera, hanno investito nella valorizzazione della loro storia concorrendo alla creazione del museo diffuso della cultura produttiva veneta: le Distillerie Poli di Schiavon con il Museo della Grappa, Rossimoda di Vigonza con il Museo della Calzatura di Villa Foscarini Rossi, l’Oleificio Cisano di Bardolino con il Museo dell’Olio, Scandiuzzi Ars et Lignum di Montebelluna con il Museo del Legno. E ancora, le storiche produzioni in perle e murrine di Ercole Moretti, Murano, i tessuti pregiati di Luigi Bevilacqua, Venezia, Forgerossi di Arsiero, con la loro collezione d’arte contemporanea e l’Associazione Museo Nicolis con quella di autovetture e altri apparecchi storici. L’idea è di far conoscere e mantenere in vita produzioni che sono già di per sé patrimonio culturale. «Non potendo competere sui prezzi dei prodotti dobbiamo farlo sulla loro qualità e la loro storia. Se un vetro di Murano costa cento euro, contro i due di uno cinese è perché dietro c’è un mondo. E va raccontato. Molti invece non si rendono nemmeno conto del patrimonio che hanno in casa».

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La grande sfida è fare conoscere queste realtà, soprattutto a livello locale. E in tal senso «oggigiorno lo story-telling è fondamentale, tanto p er la cultura quanto per le imprese. Bisogna avere il coraggio di aprirsi al pubblico, di raccontare la storia delle imprese e degli imprenditori, e bisogna saperlo fare». Comprendere che la propria storia è importante, m non basta: per vendere un qualunque brand serve più attenzione per il marketing.

«Per questo, stiamo anche provando strade alternative, facendo incontrare imprenditori con artisti e grafici per studiare marchi e idee per innovare i prodotti. Si dice sempre che la cultura valorizza la manifattura, ma non esiste una ricetta precisa e unica. L’importante è provarci». Just do it, per restare in tema. Tuttavia, è pur vero che la stessa “cordata” di imprenditori riuniti nella rete DOC a difesa della cultura storica della regione è poco conosciuta, segno che c’è ancora molto lavoro da fare. Imprenditori di tutto il Veneto, unitevi!