Il Canal in “diaeto veneto”: «sogno le Iene»

Con i suoi video esilaranti, Nicola Canal è il fenomeno web dell’anno

Il 2015 verrà ricordato come l’anno dell’Expo. Un successo per molti, una delusione per altri. Come Nicola Canal, giovane attore di Farra di Soligo divenuto un fenomeno web proprio grazie al video diventato virale in cui esprimeva il suo disappunto a una malcapitata operatrice di call center dell’esposizione milanese. Da allora le sue esilaranti clip – rigorosamente in veneto “scéto” pubblicati sul canale youtube “Il Canal” – spopolano non solo nel Nordest, ma in tutta Italia.

Vuoi presentarti a quei quattro gatti che ancora non ti conoscono?
Figurate, ghe n’è tanta gente che no me conosse. Sono quello che si vede nel video. È la maschera che mi viene più spontanea, perché nasce dal mio vissuto e dalla mia famiglia, e non a caso è quella che piace di più.

Il tuo canale Youtube conta già più di 7.000 iscritti e la tua pagina Facebook ha oltre 74.000 fan. Non è che ti monti la testa, vero?
Ma va, ara. Anzi, pi vè vànti e pi me ciapa mal. Quando che i me domanda l’autografo, mi me vergogni, anca parché go sempre pensà che la sia na roba da sfigadi. Mi l’autografo lo fàe sol che su la carta da cul. Parché doman la mé firma la val nient, al manco tu te neta el cul.

Cosa ti ha spinto a fare il tuo primo video e ad aprire “Il Canal”?
Il primo video è nato quando sono andato all’Expo per lavoro e ho pensato: “doman fàe na bela telefonada e me lamente parché no ghe né el capanòn del Veneto”. Ho caricato il video su Facebook per degli amici, qualcuno lo ha scaricato e l’ha fatto girare su Whatsapp e da lì sono iniziate le richieste d’amicizia. Me ne sono ritrovate 1.500. Preso dall’entusiasmo ho iniziato a farne altri, ho aperto il canale Youtube e ho iniziato a divertirmi.

Hai pubblicato anche una serie di lezioni di lingua veneta. Ritieni importante tramandare la tradizione del dialetto?
Non so quanto sarà importante per i miei nipoti. So che per me è importante. Non posso prescindere dalla mia cultura e dal bisogno carnale di esprimermi in veneto. Col dialetto mi esprimo più liberamente, evidentemente è radicato in me più dell’italiano. Anche tra i miei amici la lingua madre è il veneto, non l’italiano.

Per il 2016 il presidente Zaia promette il referendum per l’autonomia veneta. Favorevole?
Non ho le idee chiare sulla questione. Federalismo, indipendenza… ho grandi punti interrogativi. Per me è importante essere legati alle proprie radici, ma bisogna anche saper guardare avanti. Quando all’estero mi chiedono «di dove sei?» rispondo «sono veneto». Mi viene spontaneo, perché per me l’identità regionale è fortissima. Però non mi piace certa retorica politica e anzi ne prendo le distanze.

Da alcuni tuoi video emerge una certa simpatia per Oliviero Toscani. Sei tra quelli indignati per la sua frase sui veneti ubriaconi?
In verità mi faceva ridere l’idea di rispondere a tono in maniera ironica. E penso di esserci riuscito. Toscani ha sempre detto che era una battuta e allora io rispondo, con la stessa ironia.

Eppure anche tu ironizzi sulla “cultura enologica” dei veneti, no?
Sì, i miei vendemmiano e per me la vendemmia è un momento importante. La mia zona – Conegliano, Valdobbiadene – vive di quello.

Quindi in fin dei conti l’immagine del veneto beone è veritiera?
Certo, anche a me piace bere. Ho vissuto a Roma, Torino e ora sto a Milano ed è vero che noi veneti beviamo più degli altri. Nei limiti, non penso che sia né un problema né un valore aggiunto.

Il successo dei tuoi video ha portato anche al lancio di una linea di merchandising, la “Very Sorz”. Ci dici due parole a riguardo?
Siccome in tantissimi mi contattavano per iniziative di beneficenza ho capito che dovevo sfruttare questa potenzialità per fare del bene. “Very sorz” è nato con delle amiche milanesi che continuavano a ripetere “top”. Mi le go dito: madònna che sfigade che sì. Invése de dire top – topo -, disé sorz –sorcio -, che fa al manco rider. Siccome tutti usano la parola “top” per dire figo, ho pensato di prenderli per il culo con la parola “sorz” che è invece collegata al brutto. Così ho unito le due cose, lanciando la linea di vestiti per raccogliere fondi a favore delle vittime del tornado.

Progetti futuri?
Cercare di continuare a non sclerare, tra lavoro e video. In questo momento non faccio altro e ci tengo personalmente a rispondere a tutti quelli che mi scrivono. Se poi da tutto questo nascerà qualcos’altro ben venga.

Ti piacerebbe lavorare in televisione?
Assolutamente sì, ma solo con un bel progetto. Piuttosto che una trasmissione di merda su Rai1 preferisco una cosa fatta bene su Eden Tv.

Come “Iena” ti vedrei bene…
Quella è una cosa che mi piacerebbe tantissimo fare.

Vuoi rivolgere un augurio di fine anno ai lettori?
Bon ano novo a tuti, salute e schèi! La salute prima de tuto e poi i schèi, che fa star ancora mejo.