Don Bizzotto: «cristiano é chi cristiano fa»

Il prete padovano fondatore dei Beati Costruttori di Pace su Islam, immigrazione, banche e miseria. Anche morale

Il 2015 è stato definito l’anno dei record per l’immigrazione. Forse si può dire lo stesso anche per gli aiuti, le polemiche e gli scandali. Il Veneto non ha fatto eccezione, basti pensare alla gestione dei migranti nel Trevigiano, al caso Ceis di Vittorio Veneto o alle polemiche per la scelta dei centri di accoglienza temporanea. Don Albino Bizzotto, il prete padovano fondatore dei Beati Costruttori di Pace, da anni ne parla dai microfoni di Radio cooperativa. In queste settimane il messaggio di papa Bergoglio che «ci invita ad una maggiore consapevolezza» sulle ragioni profonde dei drammi che tra guerre e migrazioni scuotono il mondo, acquisisce «un peso ulteriore» proprio alla luce di quanto capitato a partire dalla fine del del 2014.

Secondo lui «quest’anno ha segnato le contraddizioni più forti di tutto il sistema mondo, sia per quanto concerne la sostenibilità della vita umana sul pianeta, sia per quanto concerne i rapporti tra popoli». La gravità della situazione é tale perché «la globalizzazione è il destino che ci accomuna nel rischio mortale». Mentre al contempo «emerge anche l’urgenza di un nuovo immaginario» che impegni in modo tutto nuovo l’umanità nelle relazioni tra popoli. In una simile cornice, per il fondatore dei Beati i cambiamenti climatici e le migrazioni non sono che la punta avanzata di un sistema insostenibile, che sta «implodendo in forma irreversibile, nonostante tutte le nostre resistenze per mantenere l’egemonia economica come motore della storia».

Le feste di fine anno sono tradizionalmente il periodo in cui si fanno i bilanci. Il dramma della povertà e della emarginazione sembrava sparito dal radar dei media veneti. Per don Albino «i più pericolosi a questo mondo non sono gli straricchi, ma i più poveri, nel senso che fanno più paura alla gente». O generano indifferenza: «La povertà degli altri, anche quella endemica e permanente, non ci scompone più di tanto. E anche sul piano politico ci rassegniamo a una conduzione degli interventi sociali sempre meno egualitaria e rispettosa dei diritti. Anche a livello istituzionale spesso vengono discriminati i più precari e i più poveri». Parole precise che in tema di assistenza sociale fanno pendant con quanto predicato in anni e anni sulla strada come nell’etere: «Anche nel Veneto noi continuiamo a gestire l’assistenza, ma non ci impegniamo in una vera e propria lotta alla povertà». Di fronte alle 84 persone fisiche «che oggi materialmente possiedono più di quanto posseduto da quattro miliardi di persone – rimarca Bizzotto – noi pensiamo di fermare con filo spinato e nuove barriere proprio quei quattro miliardi di esseri umani che vorrebbero condividere con noi un minimo per vivere, anche solo per sopravvivere».

Sulla “questione Islam” all’indomani degli attentati di Parigi, Bizzotto non si accoda a chi vorrebbe usare il Cristianesimo come spada: «Il problema per tutti non sono le religioni, è l’Islam. Gli atti terroristici di Parigi, le crudeltà esibite nella guerra del Califfato hanno prodotto paure diffuse. C’è un grande scarto tra la realtà e la percezione della realtà. E questo porta molte persone a rifugiarsi su posizioni sicuritarie di rifiuto e di scontro. Anche a livello istituzionale molti politici per motivi di consenso elettorale tengono verso l’Islam un atteggiamento diverso da quello tenuto nei confronti di altre religioni. La realtà è un’altra» sostiene «e si sta materializzando in una convivenza cordiale, con un fiorire straordinario di iniziative sia religiose che civili. Sono molti i musulmani, non solo i cristiani, che soffrono per la violenza inferta da altri fratelli musulmani fondamentalisti». Sta maturando la coscienza di un «Islam europeo», continua, che si riconosce nelle libertà democratiche e nella condivisione dei problemi del vivere, dal lavoro, alla scuola dei figli, «a una partecipazione alla vita sociale e politica».

Bizzotto, da noi sollecitato sull’essenza stessa del suo impegno, la fede in Gesù, non si sottrae: «Molti che magari a Gesù Cristo non credono proprio, perché la loro pratica è ben lontana dal suo insegnamento, ne fanno un problema identitario di radici cristiane. La fede riguarda la testimonianza della vita di ciascuno: è l’umanità ricevuta e regalata ogni giorno che conta, a volte anche a costo della vita». Essere cristiani, insomma, é fare i cristiani, non semplicemente rivendicare di esserlo. O, peggio, usarlo per scopi extrareligiosi.
Non poteva mancare un pensiero rispetto a quanto è accaduto nel Veneto riguardo le banche popolari, con la distruzione del risparmio di imprese ma anche di famiglie e lavoratori. Su questo versante si è speso molto un altro prete da battaglia, il veneziano don Enrico Torta, che in una certa misura è stato appoggiato dal patriarca della città lagunare Francesco Moraglia. Silenzio, invece, dai vescovi di Vicenza e Treviso, che poi sono le sedi diocesane che ospitano rispettivamente BpVi e Veneto Banca. Bizzotto su questo punto non si sbilancia, limitandosi ad accusare in generale il sistema bancario di «corruzione, connivenza e subordinazione gerarchica che ha fatto strame della legalità, della trasparenza finanziaria e della fiducia di contribuenti, anche se bisogna distinguere gli speculatori e coloro che sono stati ingannati». Tutto per un “peccato originale”: «questa doppiezza, questo imperativo corrente e generalizzato: “schei fa schei”».