Veneto Banca, Ferak e i Biasuzzi

I tycoon delle cave e dell’ippica veneta nel groviglio finanziario coinvolto nel mega-pegno della holding di Amenduni & C.

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Che l’avvenire di BpVi e Veneto Banca si incroci con quello dell’economia veneta è scritto nelle cose. Che gli intrecci tra finanza e politica locali lo siano altrettanto é altrettanto ovvio. Ma spesso sono i singoli dettagli a rendere tangibile l’importanza della posta in gioco. Basti pensare alla notizia della maxi-somma di 300 milioni di euro al valore nominale che VeBa ha in pancia come pegno ricevuto proprio dalla Effeti (holding Ferak, riferibile alla famiglia Amenduni, alla Palladio Finanziaria, alla galassia Finint e alla famiglia Zoppas). Alla intricatissima vicenda Vvox.it ha dedicato un approfondimento. Nel quale si è dato conto anche dei dubbi sollevati da chi si chiede se le eventuali linee di credito generate da quei pegni possano servire, direttamente o meno, a creare una provvista buona per scalare un pezzo della banca; la quale, dopo il sì alla trasformazione in spa decisa il 19 dicembre, si avvia allo sbarco in Borsa. Un sì benedetto da quasi tutti: associazioni di categoria, governatore leghista Zaia, opposizione Pd e tutte le altre forze politiche eccezion fatta per il Movimento 5 Stelle.

“MONTE” DEI PEGNI
Dati camerali alla mano, nell’assetto azionario di Ferak, che controlla al 100% Effeti, risultano 50 milioni di euro in valore nominale dati in pegno alla Sipi investimenti spa, che tramite Sviluppo 56 srl detiene il 23,99% di Ferak. Chi c’è dietro la Sipi? Il 95% di questa società è controllata dalla Finint partecipazioni srl, riferibile alla galassia Finint capitanata dal duo Marchi-de Vido. Ma tra i soci della stessa Sipi figura anche il tycoon nazionale dell’ippica Fabio Biasuzzi, detto il Ferrari del trotto. Trevigiano, erede del mitico padre Bepi, è anche gran visir dell’omonimo colosso veneto nel settore cave e movimento terra, con interessi, spesso duramente contestati (da anni ne sa qualcosa l’ambientalista Andrea Zanoni, oggi consigliere regionale del Pd), che vanno da Veneto city, alla Pedemontana Veneta sino alla cava della Morganella a Ponzano nella Marca. Biasuzzi è fino a qualche tempo fa era dato come assai vicino all’ex governatore veneto, l’azzurro Giancarlo Galan, ma anche allo stesso Zaia, che quand’era ministro dell’agricoltura, ai primi di dicembre del 2008, alla morte del patriarca Bepi, definì quest’ultimo «ambasciatore di Treviso nel mondo».

QUESTIONE D’OPPORTUNITÀ
Il gruppo Biasuzzi, assieme ad altri big della imprenditoria veneta, figurava in un dossier di Bankitalia dell’aprile 2015 su crediti concessi dall’istituto di Montebelluna nonostante le situazioni difficili di alcune aziende. Rassegna stampa a parte, il governatore non era tenuto a conoscere il complicato groviglio di pegni che incombe su Veneto Banca. Ma nel momento in cui si dice pronto ad attivare la Regione per un sostegno alle imprese colpite dalla crisi delle due popolari mediante Veneto Sviluppo, (imprese provate a loro volta dal rovescio scaturito dal taglio del valore delle popolari venete), è bene che l’opinione pubblica tenga conto di tutto ciò che può esserle utile per essere informata e trarre i propri giudizi. La commissione speciale per le questioni bancarie, che dovrebbe vedere la luce a breve in Regione, dovrebbe scoperchiare tutto. Altrimenti, complici i media accondiscendenti, la cosa si risolverà in un pannicello caldo buono a rabbonire gli animi e nulla più. Un lenitivo per cittadini rovinati, nonché per piccole e media imprese che dovranno drammaticamente svalutare in sede di bilancio il valore delle proprie partecipazioni nelle due popolari.

Tags: , , ,

Leggi anche questo