Ipab-San Camillo di Vicenza, il caso della parcella

Dopo lo scandalo dei vermi all’Ipab Vicenza, il M5S incalza il sindaco Variati. Lando (Bramasole): «tanti i dubbi da chiarire»

La vicenda della casa di cura San Camillo dell’Ipab di Vicenza (lo “scandalo dei vermi”, con corollari vari nella gestione degli anziani) si arricchisce di nuovi capitoli. Poche ore fa il consigliere comunale Daniele Ferrarin del M5S ha presentato un’interrogazione al sindaco berico del Pd Achille Variati, in cui si chiede se risultino vere le voci di mancati pagamenti per i lavoratori della coop patavina Bramasole che gestisce la struttura. E se se risulti una maxi-parcella da 80.000 euro chiesta da un «professionista» (avvocato) per seguire legalmente la rescissione del contratto con la cooperativa. Un importo, quello relativo alla parcella, così «salato» – scrive sempre Ferrarin, domandando a Variati se sia andata o meno così – da scatenare una «concitata discussione» nel cda dell’Ipab guidato da Lucio Turra. L’affondo del grillino esce mentre in Comune a Vicenza si rincorrono le voci di una serie di difficoltà in cui verserebbe la cooperativa, che potrebbe essere vicina alla liquidazione.

IL PUNTO DI VISTA DELLA COOP
Moreno Lando, presidente della Bramasole, raggiunto da Vvox, si difende su tutta la linea: spiega che la coop da lui capitanata «ha agito correttamente», e che è assai strana la presenza delle larve sul corpo dell’anziano «anche perché la ferita immortalata dai media in una con la famosa larva era stata medicata il giorno prima». Racconta che un medico legale dell’università di Padova ha prodotto una accurata perizia di parte che apre scenari dai quali si capisce chiaramente che molteplici possono essere le ragioni della presenza del parassita. E non per forza imputabili alla coop. Adesso la parola dovrebbe passare al giudice civile di Vicenza che il 26 febbraio, a meno di un possibile rinvio, si dovrebbe pronunciare sulla richiesta da parte di Ipab Vicenza di incamerare la garanzia a mezzo fidejussione depositata da Bramasole al momento della vincita della gara. «È chiaro – aggiunge Lando – che se quella somma venisse meno, noi avremmo un grave contraccolpo perché nel Veneto sono pochissime le coop che potrebbero reggere un urto del genere». Contestualmente Lando rigetta le accuse di chi parla di un eccessivo ribasso adottato per vincere la gara: «Abbiamo abbattuto i costi di 300 e rotti mila euro annui e posso dimostrare che con quella cifra ci spossiamo comunque guadagnare correttamente. A questo punto mi auspico davvero che un giudice mi ascolti per fare chiarezza su quanto sia costato alle tasche del contribuente il precedente appalto». Conclusione del presidente della Bramasole: «mi auguro che non ci sia da parte di qualcuno la speranza di un contenzioso civile che vada per le lunghe, in modo che la Regione abbia il destro per potere commissariare il San Camillo».

STUDIO “FORZISTA”
Ma Lando non si ferma qui. Oltre al procedimento in corso in cui si deciderà se escutere o meno la fidejussione, sul piatto c’è un risarcimento di danni d’immagine e di perdite dei ricavi e maggiori costi che l’istituto di contrà S. Pietro dovrà sostenere fino alla scadenza naturale del contratto (ottobre 2017). La cifra é molto alta: 3 milioni e 171 mila 413 euro. Di qui una parcella legale che, secondo una voce raccolta da Lando, sarebbe addirittura non di 80 mila, ma «di 200mila euro». E Lando indirettamente risponde alla domanda di Ferrarin, rivelando che, a quanto risulta a lui, i legali a cui si sarebbe rivolto Turra sarebbero «dello studio Zanettin-Moscatelli», molto noto in città: Pierantonio Zanettin, oltre ad un passato da assessore azzurro all’urbanistica al Comune di Vicenza e da senatore della Repubblica sempre in quota Fi, è oggi membro del Csm. Alessandro Moscatelli è stato per anni uomo di spicco di Fi, con un trascorso da consigliere d’amministrazione nella multiutility municipale Aim. Interpellato Zanettin risponde secco: «Io non ho più nulla a che fare con l’attività professionale dello studio. Sono anche cancellato dall’Ordine degli avvocati essendo al Csm». Moscatelli replica con un “no comment”: «Non dichiaro nulla sulla vicenda Ipab». L’Ipab, invece, fornisce la versione ufficiale per bocca del vicepresidente Gianni Cristofari:«Per l’intera questione Bramasole la parcella chiesta dallo studio Zanettin-Moscatelli è di 50.000 euro per un totale di quattro contenziosi in essere»: ovvero la partita relativa alla fidejussione, quella relativa alla opposizione ad un decreto ingiuntivo, quella relativa ad una istanza cautelare e quella relativa alla opposizione ad un precetto. Cristofari rimarca che la scelta dello studio Zanettin-Moscatelli deriva dal fatto che «quei professionisti erano stati designati all’epoca del commissariamento dell’ente assistenziale sotto la guida del dottor Francesco Zantedeschi». Il quale a sua volta venne identificato dall’amministrazione regionale quando assessore veneto al sociale, con compiti di coordinamento sulle Ipab era l’azzurro Remo Sernagiotto. Ad ogni modo rispetto alla consulenza affidata allo studio Moscatelli-Zanettin per l’affaire Bramasole, sempre Cristofari sottolinea: «Abbiamo confermato l’incarico anche per una questione di praticità perché si erano già occupati della cosa».