Bpm al bivio tra Ubi e Banco Popolare

Bpm arriva al bivio del risiko delle popolari e davanti a sé ha la scelta tra il Banco Popolare e Ubi Banca. Il tutto mentre in Borsa i titoli degli istituti interessati corrono in vista della sempre più possibile aggregazione. Insomma, l’atteso consolidamento delle banche popolari, innescato dal decreto del governo che impone la trasformazione in Spa entro la fine dell’anno, sembrerebbe prendere forma e, non a caso, cominciano a delinearsi i primi schemi di fusione. Le indiscrezioni danno per possibile la firma di un accordo di massima già tra febbraio e marzo. Ma secondo diversi interessati la situazione è ancora molto fluida e gli scenari sono soggetti a evoluzioni repentine. A riprova di questo i continui incontri al vertice tra i banchieri protagonisti del risiko.

Tra questi, l’ultimo in calendario sarebbe stato tra Giuseppe Castagna della Milano, Victor Massiah di Ubi e le banche advisor. Intanto, secondo quanto ricostruito, l’ipotesi di aggregazione col Banco Popolare prevedrebbe la nascita di una Superpopolare con sede legale a Verona e con un consiglio composto da 9 consiglieri veronesi, 7 milanesi e tre indipendenti (di cui 2 in quota ai sindacati di categoria Fabi e Uilca). Carlo Fratta Pasini resterebbe presidente e Castagna Ceo. Controllata al 100% della super-holding ci sarebbe la Bpm Spa, che manterrebbe indipendenza e marchio. Piazza Meda a sua volta avrebbe un cda composto da 4 consiglieri espressione della banca milanese e 3 dell’istituto scaligero. L’autonomia verrebbe garantita per almeno 3/6 anni. Questa ipotesi trova un certo favore da parte dei soci dipendenti della Bpm anche se tra i si ipotizza un numero maggiore di esuberi rispetto all’opzione Ubi.

Lo schema nozze tra Milano e Bergamo, invece, passerebbe per il mantenimento di una governance duale. Il processo di transizione durerebbe circa un anno e mezzo, dopodiché le due realtà verrebbero fuse. Massiah resterebbe Ceo e Castagna direttore generale. Alla presidenza un figura di garanzia. Il punto di forza di questa aggregazione sarebbe la forza patrimoniale del gruppo nascente. Questi scenari hanno letteralmente messo le ali ai titoli delle popolari. Piazza Meda ha guadagnato il 5,6% a 0,89 euro con un volume di scambi triplicato rispetto alla media dell’ultimo mese: quasi 105 milioni i pezzi passati di mano. Non è stata da meno la giornata del Banco, salito del 4,21% a 11,63 euro con 3,8 milioni di titoli trattati: il doppio sulla media del mese. In volata anche Ubi (+2,3% a 5,71 euro). Intanto, chi guarda al risiko delle popolari per soddisfare i propri interessi è l’immobiliarista Danilo Coppola. L’ex “furbetto del quartierino” ha fatto sapere tramite la società Porta Vittoria, legata a un progetto di sviluppo immobiliare a Milano, che intende presentare una nuova causa al Banco Popolare con una richiesta di risarcimento danni per oltre 500 milioni. «In caso di fusione tra il Banco e la Bpm, come ipotizzato sulla stampa – ha avvertito in una nota la società dell’immobiliarista -, quest’ultima per effetto trascinamento si ritroverà negli asset gli effetti della causa milionaria che verrà intentata nei confronti del Banco Popolare».