Spese elettorali, i 6 del “contributo selvaggio”

Il Collegio di garanzia elettorale ha chiesto a 6 esponenti politici il rendiconto sulle spese elettorali sostenute nella campagna del 2015. Si tratta del sindaco di Verona Flavio Tosi; l’attuale presidente della giunta veneta Luca Zaia; la capogruppo del Pd Alessandra Moretti; il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Jacopo Berti; il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro; il sindaco di Rovigo, Massimo Bergamin. I 6 hanno 15 giorni per fornire chiarimenti sulle presunte irregolarità.

Se Zaia e Berti hanno dichiarato di non aver aver speso e ricevuto alcun contributo, Tosi ha invece speso più di dieci volte il limite previsto (436.028 euro rispetto ad un tetto di 38.802 euro). Anche Brugnaro avrebbe sforato il limite permesso per le spese elettorali come candidato sindaco. Contro di lui le contestazioni sono numerose: non avrebbe infatti inviato le spese sostenute per il secondo turno, esistono accrediti diversi dei quali non si evince la provenienza e ha utilizzato un conto per i beni e i servizi diverso da quello intestato al mandatario elettorale. Secondo il collegio Brugnaro avrebbe speso in totale 369 mila euro rispetto ai 315 mila dichiarati, con uno sforamento di oltre 30 mila euro del tetto previsto. La Moretti ha dichiarato invece di aver speso 13.248 euro, ma deve ancora dimostrare quanti contributi e da chi li ha ricevuti. Bergamin infine non avrebbe inviato alcuna dichiarazione.