Islamici espulsi: diritto di violare il diritto?

Il caso del macedone cacciato perché accusato di islamismo salafita è l’ultimo di un serie in cui lo Stato legale viene sospeso. Tanto vale farlo anche coi clandestini. O no?

L’Isis, e i fondamentalisti islamici che vi si ispirano o vi hanno aderito commettendo atti di terrorismo, hanno dichiarato guerra al cosiddetto Occidente, cioé a noi.  Come misura di difesa, il governo italiano ha scelto la via della “prevenzione”, leggi: sbattere fuori dall’Italia per decreto gli stranieri che, dopo un’indagine, siano anche solo sospettati di abbracciare una variante giudicata estrema dell’Islam. Ora, siccome in uno Stato di diritto liberale e democratico le idee non possono costituire un reato in sé, ma lo diventano solo i comportamenti illeciti che da esse possono derivarne (un conto é credere nel Califfato, un altro é mettere una bomba o ammazzare nel nome del Califfato), espellere con l’accusa di «islamismo e antisemitismo» l’operaio macedone Redjep Ljimani che abitava a San Zenone in provincia di Treviso, lasciando qui, soli, la moglie Hirmet e i cinque figli (i più grandi di 11 e 10 anni, una coppia di gemelline di 5 anni e la più piccola di due anni), signica sospendere lo Stato di diritto liberale e democratico.

Poniamo che sia giusto, derogare alla civiltà giuridica e politica che vogliamo difendere dai fanatici della teocrazia di Allah. Ma allora lo si dica chiaro, e a quel punto, legittimamente, si aprirebbero le cateratte: tutti coloro che non ci vanno a genio, anche se non è stato riscontrato nessun elemento di fatto tale da ipotizzare  reati, sarebbero passibili, perché no?, perfino di essere chiusi in una gabbia come a Guantanamo, incappucciati, torturati, per poi magari essere rilasciati dopo anni. E’ la proposta dell’assessore regionale fascista Elena Donazzan. Naturalmente lei non si é inoltrata nello spiegare cosa hanno fatto e cosa fanno nella base Usa nell’isola di Cuba, ma Guantanamo questo é: un campo di concentramento in cui si violano i diritti umani, quelli che ci piacciono tanto e che rinfacciamo ai tagliagole dell’Isis di non rispettare e di voler toglierci. Per fortuna che il consigliere leghista Finco ha riportato la discussione alla realtà, invocando piuttosto maggiori risorse per le forze dell’ordine (falcidiate, per altro, anche dai governi a cui partecipava la Lega, ma vabbé).

Altrimenti, se ci teniamo alla nostra diversità, alla nostra storia, dall’Habeas Corpus alle garanzie delle Costituzioni contemporanee, lo Stato di diritto dovremmo tenercelo stretto. Ora, quali reati ha compiuto il macedone Ljimani residente nel nostro Paese dal 1998, con permesso di soggiorno di lungo periodo? Leggiamo il provvedimento d’espulsione del ministro degli interni Angelino Alfano: «attestato su posizioni islamiste e antisemite, in contatto solo con la cerchia religiosa in cui è inserito» (l’associazione islamica locale “Fratellanza” che raggruppa i fedeli di origine balcanica), «profondo conoscitore delle diverse accezioni del jihadismo. Ha improntato la sua condotta alla più rigorosa osservanza dei dettami salafiti, evidenziandosi per la sua marcata avversione agli usi e costumi dell’Occidente», «ha rifiutato di aderire all’iniziativa, promossa dalle omologhe realtà associative locali, di diffondere un comunicato stampa di pubblica solidarietà alla Francia e di aperto dissenso verso l’ “Islamic State”», «non risulta inserito nel contesto sociale di riferimento». Il tutto verificato da un’indagine del Ros di Padova partita dalla segnalazione di una dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di San Zenone che nel novembre 2015, all’indomani degli attentati a Parigi, ha sentito il figlioletto pronunciare queste parole in classe: «Hanno fatto bene, adesso andiamo a Roma ad uccidere il Papa».

Dunque: è islamista (vorrebbe dire, presumiamo, che la religione per lui é anche un credo politico, totale), é antisemita (quindi bisognerebbe, mutatis mutandis, privare della libertà di residenza i nazisti annidati fra noi, e magari gli anti-sionisti, che dalle menti fini sono parificati ai primi secondo la disonesta equazione Israele=fede ebraica), frequenta solo il suo gruppo organizzato (allora chiudiamolo, vietiamolo, dando un colpo anche alla libertà d’associazione, come era sotto il Fascio), é uno che ne sa di jihadismo ed é un salafita (quindi diamo la caccia a tutti coloro che professano questa versione, per noi obbrobriosa, dell’Islam), non si conforma ai nostri usi e costumi (occhio a come uno si veste, a cosa mangia, a cosa fa nel tempo libero), non ha manifestato solidarietà alle vittime di Parigi (diventa penalmente rilevante non solo quel che uno fa, ma anche quello che uno non fa: praticamente potrebbe diventare colpevole di qualsiasi cosa), e non è abbastanza inserito (cioè? si vede poco in giro?). Amaris in fundo, la sua prole dice frasacce immonde, perché tali sono, sia pur da ragazzino qual é. Se questo è Diritto, ci siamo già usciti.

Allora, per piacere, per coerenza deroghiamo anche nell’applicazione assurda, controproducente, cialtronesca del reato di clandestinità per gli immigrati senza permesso. Così allora la faremo finita in quattro e quattr’otto con le situazioni buffonesche per cui un clandestino, potenziale delinquente (tanto ormai si viaggia sul sospetto, che ci importa?), viene sottoposto ad una procedura farsescamente cavillosa e totalmente inutile, visto che ce lo ritroviamo a piede libero, in un’illegalità consentita e anzi facilitata dalla legge. Invece no: i clandestini ci vanno bene, chi invece é colpevole di avere le idee che ha, per quanto aberranti, fuori dalle palle con effetto immediato. A me pare che stiamo andando via di testa.