Veneto Banca, indagine va avanti

Sono ormai passati undici mesi dal bliz del 17 febbraio 2015 in cui i militari delle Fiamme gialle hanno passato a setaccio la sede di Veneto Banca a Montebelluna e l’inchiesta va avanti, mentre i numerosi documenti sequestrati sono ancora sotto analisi. Il reato ipotizzato resta l’ostacolo all’attività delle autorità di vigilanza, gli indagati sono due: l’ex ad dell’istituto di credito popolare Vincenzo Consoli e l’ex presidente Flavio Trinca. I vertici di Veneto Banca avrebbero “gonfiato” le cifre che segnalavano all’authority, in modo da nascondere la reale situazione dell’istituto permettendo quindi di mantenere alto il prezzo delle azioni.

Gli viene quindi contestato, secondo quanto riporta il Corriere del Veneto, «di aver indicato nelle segnalazioni periodiche alla Banca d’Italia un patrimonio di vigilanza pari a 2,12 miliardi di euro in luogo di quello effettivo pari a 1,662 miliardi di euro per gli anni 2011 e 2012 che evidenziava uno spread negativo di 345 milioni e 975mila euro». Veneto Banca, inoltre, avrebbe «rappresentato all’autorità di vigilanza di possedere un indice di solvibilità superiore all’8%», che invece aveva un valore del 6,3%, diffondendo in questo modo un valore delle azioni «incoerente con il contesto economico attuale» secondo Bankitalia.