Ipab Vicenza, Cristofari spieghi. O si dimetta

Secondo il vicepresidente dell’ente per anziani una parcella legale era stata decisa dal commissario di centrodestra. Falso. Perché l’ha detto?

Di fronte a piedi piagati, vermi nel letto e lenzuola sporche (il “caso San Camillo”), la parcella legale della causa di risarcimento dell’Ipab Vicenza nei confronti della cooperativa Bramasole potrà sembrare una questione secondaria. Ma non lo é dal punto di vista politico. Perché, lo diciamo subito, ha reso edotti i vicentini di un fatto: ad amministrare l’ente assistenziale per anziani (che dopo lo scandalo dell’ottobre scorso ha perso un terzi degli ospiti, che cerca di recuperare ora scontando del 10 per cento la retta giornaliera per chi arriverà nel 2016) c’é un signore che non ha detto la verità: il vicepresidente Gianni Cristofari (il primo a sinistra nella foto).

Tutto é partito da un’interrogazione del consigliere comunale Daniele Ferrarin (M5S) in cui, fra le altre cose, si chiedeva conto del costo per il legale incaricato di seguire i procedimenti dell’Ipab, in primis la richiesta danni alla Bramasole. In un nostro articolo del 12 gennaio sentivamo tutte le parti: il presidente della cooperativa, Moreno Lando, il quale ci ha fatto i nomi degli avvocati Pierantonio Zanettin e Alessandro Moscatelli (che lavorano nello stesso studio), che perciò abbiamo contattato venendo a sapere dall’uno (membro del Consiglio Superiore della Magistratura in quota Forza Italia) che non ha più niente a che fare con l’attività dello studio, e dall’altro che non intendeva dichiarare nulla. Abbiamo finito il giro con l’Ipab, che per bocca del suo vicepresidente, Gianni Cristofari, ci ha confermato, testuale e mai smentito, che «quei professionisti erano stati designati all’epoca del commissariamento dell’ente assistenziale sotto la guida del dottor Francesco Zantedeschi. Abbiamo confermato l’incarico anche per una questione di praticità perché si erano già occupati della cosa». Dopodiché, tuttavia, siamo andati a guardarci le carte. E abbiamo scoperto che non é andata così: l’incarico, affidato al solo Moscatelli, é stato conferito non all’epoca del commissario Zantedeschi (inviato dalla Regione amministrata dal centrodestra di Zaia), ma dall’attuale vertice Ipab guidato da Lucio Turra (nominato dal Comune, amministrato dal centrosinistra di Variati). Zantedeschi, infatti, ha categoricamente negato. Oggi, sul Corriere del Veneto, Turra dichiara: «L’incarico di rappresentare l’ente è stato affidato all’avvocato Alessandro Moscatelli, per 53mila euro. Una cifra ragionevole, visto che avremo tre, quattro e forse più cause da affrontare».

Ora, non entrando neppure nel merito dell’entità e della giustificazione della cifra, ci interroghiamo sul motivo per il quale il suo vice, Cristofari, abbia dato una versione che non corrisponde ai documenti. E’ avvocato anche lui, é stato consigliere comunale (per i Ds) e pure difensore civico: non è uno sprovveduto, non é uno alle prime armi. Non possiamo pensare sia stato uno scivolone, una voce dal sen fuggita. Nella sua interrogazione, Ferrarin aveva scritto che, a quanto gli risultava, la parcella avrebbe suscitato una «concitata discussione» nel cda dell’Ipab. Perché? Visto che, carte alla mano, é tutto perfettamente legittimo e regolare, possiamo ipotizzare che il punto sia politico. Un punto che deve avere qualcosa di spinoso tanto da indurre Cristofari a dire quel che ha detto. E allora ci domandiamo: perché Turra (nella foto, a sinistra di Variati) ha fatto questa scelta? L’ha fatta in autonomia? Come si spiega, Turra, il comportamento del suo vice? Come mai tanto nervosismo?

Abbiamo chiesto a Cristofari una replica. Nessuna risposta, finora. Negli Stati Uniti, paese preso ad esempio per tutto ma in genere non per gli aspetti positivi, un amministratore pubblico che non dica il vero se ne va a casa. I casi di Clinton e di Nixon, naturalmente incommensurabili per dimensioni e importanza rispetto al caso Cristofari, insegnano: messi giustamente in croce non per quello che avevano fatto, ma perché avevano mentito. Il vicepresidente Ipab spieghi perché ha dichiarato un fatto che non risulta. Se ci riesce, bene. Altrimenti, si dimetta.